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MAPPE MENTALI Efficaci: Dalla Teoria all’Applicazione
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MAPPE MENTALI Efficaci: Dalla Teoria all’Applicazione

Come utilizzarle correttamente per rivoluzionare il tuo metodo di studio e l’apprendimento
Created byDidactamente !
Last updated 8/2025
Italian
Italian [Auto],

What you'll learn

  • Costruire una mappa mentale
  • Identificare le parole contenitore e le parole chiave all'interno di un testo
  • Applicare le mappe mentali alle materie scolastiche e Universitarie
  • Migliorare il proprio metodo di studio
  • Apprendere ed applicare le tecniche di visualizzazione e della fotografia mentale

Course content

2 sections17 lectures2h 11m total length
  • APPUNTI VS MAPPE MENTALI5:02
  • COS’È UNA MAPPA MENTALE?2:35
  • VANTAGGI DERIVANTI DALL’USO DELLE MAPPE MENTALI2:19
  • COME COSTRUIRE UNA MAPPA MENTALE3:51
  • ELEMENTI ULTERIORI DI UNA MAPPA MENTALE2:39
  • LA SCELTA DELLE PAROLE E DELLE IMMAGINI13:38
  • LA TECNICA DELLA FOTOGRAFIA MENTALE APPLICATA ALLE MAPPE MENTALI7:16
  • INSERIRE LE INFORMAZIONI SULLA MAPPA4:02
  • LA SCELTA DELLE PAROLE CONTENITORE4:23
  • APPLICAZIONI DELLE MAPPE MENTALI: CHIMICA18:51


    “Come gli oggetti materiali anche gli organismi viventi sono fatti di materia. Gli esseri viventi però possiedono una proprietà unica: la loro composizione chimica non è casuale. Tutte le particelle che li compongono, infatti, svolgono funzioni specifiche, inoltre, ciascun organismo controlla la qualità, la quantità e la distribuzione delle sostanze che utilizza. Tra tutte le sostanze presenti nei viventi l’acqua è quella più abbondante. Nelle meduse, per esempio, essa costituisce circa il 90% del peso dell’animale; in un essere umano, invece, rappresenta il 70% del peso corporeo. Il 96% circa della massa di ogni organismo vivente, sia esso un batterio, un cavolfiore, un essere umano è costituito da sei elementi chimici: ossigeno, carbonio, idrogeno, azoto, fosforo e zolfo. Tuttavia, anche altri elementi presenti in traccia negli esseri viventi hanno la loro importanza. Le molecole sono particelle formate da atomi uniti da legami covalenti, cioè legami chimici che si formano quando gli atomi condividono uno o più coppie di elettroni. Un esempio di molecola è quella dello zucchero glucosio, composto da atomi di carbonio, ossigeno e idrogeno. Le molecole possono essere formate anche da atomi dello stesso elemento come nel caso dell’idrogeno gassoso. Nei legami covalenti che si formano tra due atomi di uno stesso elemento, i due nuclei attraggono a sé gli elettroni con uguale forza. Se i due atomi appartengono a elementi diversi, invece, non è detto che la condivisione sia alla pari: è possibile infatti che la coppia di elettroni sia attratta con maggiore forza da uno dei due nuclei e così tende a stare più vicino a esso. L’attrazione che un nucleo atomico esercita sugli elettroni di legame si esprime con l’elettronegatività. Se gli atomi hanno valore di elettronica abbastanza simili, gli elettroni di legame sono equamente condivisi fra i due nuclei e il legame equivalente è apolare. Se, invece, i valori di elettronegatività sono diversi, come nel caso di idrogeno e ossigeno, gli elettroni di legame sono spostati verso l’atomo più elettronegativo e il legame covalente è polare. Se infine la differenza di elettronegatività è molto grande come nel caso di cloro e sodio l’atomo più elettronicativo tenderà a strappare uno o più elettroni a quello meno elettronegativo. Questa reazione conferisce stabilità ai due atomi, che si trasformano in ioni. Gli elementi della vita in genere tendono a formare legami covalenti più o meno polari: i più polari sono i legami O--H e I legami N—H. Invece il legame C--H può essere considerato apolare. Tra tutti questi elementi, il più importante per la vita è sicuramente il carbonio che ha la capacità di formare grandi molecole dalle proprietà e dalle funzioni molto diverse.


    L’acqua è una sostanza unica dalle proprietà molto particolari. Nelle condizioni del pianeta Terra, l’acqua esiste allo stato solido, liquido e aeriforme e in tutte queste forme è importante per i sistemi viventi. È probabilmente il mezzo nel quale la vita ha avuto origine e si è evoluta durante i primi miliardi di anni. Ciò è possibile perché le molecole di acqua possiedono due caratteristiche molto importanti per gli esseri viventi. La molecola d’acqua, che ha formula H₂O, contiene un atomo di ossigeno unito a due atomi di idrogeno mediante i legami covalenti polari. Ciò significa che gli elettroni che partecipano al legame idrogeno-ossigeno non sono equamente condivisi ma tendono a passare più tempo sull’ossigeno che li attira con più forza a causa di questa condivisione impari degli elettroni e l’estremità del legame idrogeno-ossigeno rivolta verso l’ossigeno possiede una parziale carica negativa, mentre l’estremità del legame occupata dall’idrogeno assume una carica leggermente positiva. Inoltre, la molecola dell’acqua ha una struttura a forma di V dovuta al fatto che i due legami formano un angolo di circa 104,5°. La molecola quindi risulta fortemente polare.


    Quando due molecole d’acqua sono vicine, l’atomo di idrogeno di una molecola è attratto dalla coppia di elettroni dell’atomo di ossigeno di un’altra molecola. Questa attrazione si chiama legame idrogeno e si manifesta nell’acqua allo stato solido e allo stato liquido. Il legame a idrogeno non riguarda solo l’acqua: può formarsi anche tra un atomo fortemente elettronegativo di una molecola è un atomo di idrogeno coinvolto in un legame covalente polare all’interno di un’altra molecola o in un’altra regione della stessa molecola. Ogni molecola d’acqua, pertanto, può formare quattro legami a idrogeno: due grazie all’atomo di ossigeno e uno da ciascun atomo di idrogeno.


    Il passaggio dallo stato solido a quello liquido è detto fusione. Per far fondere un solido, bisogna fornirgli una quantità di calore detta calore latente di fusione. Per far avvenire il processo contrario (solidificazione) si deve invece raffreddare il liquido sottraendogli la stessa quantità di calore. Il calore latente di fusione dell’acqua è pari a 80 cal/g: ciò significa che per fondere un grammo di ghiaccio bisogna fornirgli 80 cal. Si tratta di un valore piuttosto alto. L’elevato calore di fusione dell’acqua dipende dal fatto che è necessario fornire molta energia per rompere i legami a idrogeno tra le molecole d’acqua. L’acqua ha anche un alto calore latente di vaporizzazione: questo significa che serve una grande quantità di calore per trasformare l’acqua da liquida ad aeriforme. Ancora una volta gran parte dell’energia fornita sotto forma di calore serve a spezzare i legami idrogeno. Tutto questo calore deve essere sottratto all’ambiente che si trova a contatto con l’acqua; così, l’evaporazione ha un effetto rinfrescante sull’ambiente, sia esso una foglia, una foresta o un intero continente. Questo effetto spiega anche perché sudiamo: evaporando, il sudore consuma parte del calore corporeo circostante, trasmettendoci una sensazione di refrigerio sulla pelle.


    L’acqua si riscalda e si raffredda molto più lentamente di altri materiali come le rocce, la sabbia o i metalli: per questo motivo la presenza di estesi bacini di acqua mitiga l’escursione termica. Questo effetto è dovuto all’elevato calore specifico dell’acqua. Il calore specifico di una sostanza è la quantità di calore necessaria per innalzare di 1°C la temperatura di 1 grammo della sostanza stessa. Poiché, per definizione, 1 cal fa innalzare di 1°C la temperatura di un grammo di acqua, il calore specifico dell’acqua è pari a 1 cal/g°C. Il calore specifico dell’acqua è maggiore rispetto a quello di quasi tutte le altre sostanze. L’acqua si riscalda molto lentamente perché buona parte dell’energia fornita sotto forma di calore è utilizzata per rompere i legami idrogeno presenti fra le molecole. Per lo stesso motivo, il ghiaccio richiede una quantità considerevole di calore per fondere. Questa proprietà è molto importante sia a livello ecologico, perché grandi masse d’acqua influenzano il clima delle regioni circostanti mitigandone la temperatura, sia a livello dei singoli organismi perché aiuta a mantenere costante la propria temperatura corporea interna.


    Nel ghiaccio, che è acqua allo stato solido, le singole molecole occupano posizioni fisse e sono disposte ordinatamente le una accanto all’altra. La disposizione ordinata è determinata rigidamente dalla geometria del legame idrogeno e dalla forma angolare delle molecole. Allo stato solido, tra le molecole d’acqua esistono molti spazi vuoti: le molecole infatti si collocano a una certa distanza l’una dall’altra in modo da formare il massimo numero possibile di legami a idrogeno. Allo stato liquido, invece, i legami a idrogeno si rompono e si riformano continuamente a causa del maggior movimento delle particelle le quali non mantengono una disposizione ordinata. Per questo l’acqua allo stato solido è meno densa dell’acqua allo stato liquido e perciò il ghiaccio galleggia sull’acqua, come possiamo vedere ogni qualvolta mettiamo dei cubetti di ghiaccio in un bicchiere con dell’acqua. Questa proprietà è importante per la vita. Pensa per esempio a quali sarebbero le conseguenze se il ghiaccio si inabissasse nell’acqua: gli stagni gelerebbero e il ghiaccio affonderebbe fino a dare origine a un unico blocco solido che ucciderebbe la maggior parte dei pesci. Inoltre, una volta che lo stagno si fosse completamente gelato, la sua temperatura scenderebbe ben al di sotto del punto di congelamento dell’acqua.


    Nell’acqua allo stato liquido le singole molecole sono libere di muoversi perché i legami a idrogeno che le uniscono si spezzano e si formano in continuazione. Si stima che per ogni molecola d’acqua questo avvenga circa 1000 miliardi di volte al minuto; in ogni istante, qualsiasi molecola d’acqua forma in media 3-4 legami a idrogeno con le altre molecole. Tutti questi legami idrogeno spiegano la tensione superficiale e le forze di coesione e di adesione che caratterizzano l’acqua allo stato liquido. La forza coesiva o coesione è la capacità delle molecole d’acqua di resistere alla separazione se sottoposte a tensione. La superficie libera dell’acqua, come quella di tutti i liquidi, si presenta invece come una membrana elastica estremamente sottile e invisibile. La forza che conferisce tali proprietà al liquido è detta tensione superficiale, e la puoi osservare riempiendo d’acqua un bicchiere: se poni con delicatezza un ago sulla superficie dell’acqua, lo vedrai galleggiare sostenuto appunto dalla tensione superficiale.


    Negli organismi viventi l’acqua forma miscugli con altre sostanze. Nell’acqua si sciolgono facilmente sia i composti ionici, come il cloruro di sodio, sia le sostanze costituite da molecole polari, come il saccarosio. Invece i materiali formati da molecole apolari, come l’olio, non si mescolano facilmente con l’acqua. Quando si sciolgono in acqua, molte sostanze si scindono in ioni: questo vale sia per i composti molecolari sia per quelli ionici. Le miscele in cui l’acqua è il solvente, cioè il componente più abbondante, sono chiamate soluzioni acquose. Le sostanze in essa disciolte sono invece indicate con il termine soluti.”

  • APPLICAZIONI DELLE MAPPE MENTALI: STORIA13:05

    “La guerra è stata un evento complesso influenzato da fattori politici, economici, sociali e culturali in tutto il mondo che possono essere così riassunti:

    • Trattato di Versailles: il trattato che pose fine alla Prima Guerra Mondiale impose pesanti riparazioni economiche e territoriali alla Germania. Questo causò umiliazione e instabilità nell'economia tedesca, contribuendo al malcontento e al crescente nazionalismo.

    • Ascesa del nazismo: in Germania, il partito nazista guidato da Adolf Hitler guadagnò sempre più potere negli anni '30. La retorica nazista promuoveva l'espansione territoriale, l'antisemitismo e l'idea della superiorità della razza ariana.

    • Politiche di appeasement: le nazioni occidentali, come Gran Bretagna e Francia, hanno adottato politiche di appeasement nei confronti della Germania, cercando di evitare un altro conflitto. Questo ha permesso alla Germania di annettere parti della Cecoslovacchia e dell'Austria senza significative reazioni.

    • Espansionismo giapponese: il Giappone aveva obiettivi espansionistici territoriali nell'Asia orientale e nel Pacifico. L'invasione della Cina e l'occupazione di territori come la Manciuria crearono tensioni con altre nazioni, inclusi gli Stati Uniti.

    • Aggressione italiana: l'Italia sotto il regime fascista di Benito Mussolini cercò di stabilire un vasto impero coloniale in Africa e nel Mediterraneo. Le azioni aggressive dell'Italia crearono conflitti con altre nazioni europee.

    • Anschluss e la questione cecoslovacca: la Germania annesse l'Austria (Anschluss) nel 1938 e successivamente rivendicò parti della Cecoslovacchia abitate da una significativa minoranza tedesca. Queste azioni accentuarono le tensioni europee.

    • Invasione della Polonia: l'evento scatenante della Seconda Guerra Mondiale fu l'invasione della Polonia da parte della Germania nel settembre 1939. Questo portò alla reazione della Gran Bretagna e della Francia, che dichiararono guerra alla Germania.

    • Alleanze militari: l'asse Roma-Berlino firmò un patto di non aggressione con l'Unione Sovietica, consentendo alla Germania di concentrarsi sulla sua invasione dell'Europa occidentale senza il timore di un attacco da est. Tuttavia, questo patto fu infranto quando la Germania invase l'Unione Sovietica nel 1941.”



    Ecco il secondo brano:


    “Le origini profonde della Seconda Guerra Mondiale vanno rintracciate nella conclusione della Prima. Nel 1919 i Paesi vincitori ridisegnarono la carta dell’Europa e imposero pesanti sanzioni agli Stati sconfitti. La crisi economica del 1929, inoltre, rese molto più difficili le condizioni socioeconomiche di alcuni Paesi tra i quali la Germania. Questi fattori spiegano, almeno in parte, perché il popolo tedesco affidò i suoi destini a un dittatore come Hitler e perché in molti Paesi si affermarono regimi autoritari, desiderosi di rivalsa.

    La causa più immediata e concreta della Seconda Guerra Mondiale, d'altra parte, fu l’espansionismo della Germania nazista che tra il 1938 e il 1939 occupò l’Austria, una vasta porzione della Cecoslovacchia e altri territori, divenendo un pericolo per la stabilità europea. Il primo settembre 1939 la Germania attaccò la Polonia, rivendicando il corridoio di Danzica, una striscia che divideva il territorio tedesco in due parti. Francia e Regno Unito, principali potenze europee, si resero conto che l’unico modo per fermare il nazismo era l’uso della forza e il 3 settembre dichiararono guerra alla Germania, dando inizio alla Seconda Guerra Mondiale. Nei primi mesi i tedeschi sembravano imbattibili: oltre a buona parte della Polonia (che fu spartita con l'URSS), conquistarono la Danimarca, la Norvegia, l’Olanda, il Belgio e la stessa Francia. Dal mese di giugno 1940 il Regno Unito rimase da solo contro la macchina bellica nazista ma, anche grazie agli aiuti degli Stati Uniti, riuscì a resistere. Nell’estate del 1940 i tedeschi lanciarono una poderosa offensiva aerea contro la Gran Bretagna, ma non riuscirono a sopraffare l’aviazione britannica. Il 10 giugno 1940 l’Italia fascista entrò in guerra al fianco della Germania aprendo due nuovi fronti: uno in Nord Africa, con l’offensiva in Egitto contro gli inglesi; uno nei Balcani, con l’attacco alla Grecia dell’ottobre 1940. In entrambi i casi l’esercito italiano fu costretto a retrocedere, ma in seguito poté avanzare grazie all’intervento tedesco. Fino alla metà del 1941 la guerra si svolse quasi esclusivamente in Europa e nelle colonie africane dei Paesi europei (senza contare la guerra sottomarina nell'Atlantico). Nella seconda metà dell’anno, però, il conflitto assunse una dimensione mondiale. Il 22 giugno 1941 Hitler lanciò l’operazione Barbarossa, una vasta offensiva contro l’Unione Sovietica, effettuata nonostante dal 1939 fosse in vigore un patto di non aggressione tra le due potenze.

    Il 7 dicembre, inoltre, il Giappone attaccò la base americana di Pearl Harbour, nelle Isole Hawaii. I giapponesi intendevano diventare la potenza egemone dell’Asia e del Pacifico e per farlo dovevano mettere fuori gioco gli americani, che avevano grandi interessi nell’area.

    Dopo Pearl Harbour, anche Italia e Germania dichiararono guerra agli Stati Uniti; inoltre fu coinvolta nel conflitto la Cina, che era in guerra contro i giapponesi dal 1937. Nei primi mesi il Giappone conquistò vari territori e si avvicinò pericolosamente all’India e all’Australia.

    La svolta a favore degli Alleati, però, si stava per verificare su tutti i fronti.

    Tre battaglie rappresentarono la svolta.

    Isole Midway: nel cuore del Pacifico la flotta degli Stati Uniti inflisse una pesante sconfitta ai giapponesi nel giugno 1942;

    El-Alamein: sulla costa mediterranea dell’Egitto, nel novembre 1942 l’esercito inglese fermò l’avanzata italo-tedesca e iniziò una controffensiva che l’avrebbe portato a conquistare, insieme agli americani, tutto il Nord Africa e poi a proseguire l’avanzata in Sicilia e in Italia;

    Stalingrado: (oggi Volgograd, nella Russia meridionale) nel febbraio 1943 l’Armata rossa sconfisse i tedeschi dopo un duro assedio, avviando il contrattacco che l’avrebbe condotta fino a Berlino.

    Dopo queste tre battaglie, l’esito della guerra era deciso, anche se all’epoca non era chiaro a tutti. I Paesi occupati dalla Germania e dal Giappone sperimentarono condizioni terribili. Tedeschi e giapponesi, convinti di appartenere a una razza superiore, compirono atrocità di tutti i tipi contro le popolazioni civili: massacri, deportazioni, distruzioni di infrastrutture, fino al crimine estremo dell’Olocausto. Pressoché in tutti i Paesi occupati si svilupparono movimenti di resistenza che diedero un importante contributo alla liberazione. Tedeschi e giapponesi, però, non furono gli unici a commettere crimini: lo fecero anche l’Unione sovietica e, in casi più rari, gli angloamericani e i francesi. Anche l’Italia si rese responsabile di atrocità, soprattutto nei territori jugoslavi occupati nel 1941. Tuttavia, il livello di ferocia di tedeschi e giapponesi non fu raggiunto da nessun altro esercito. La Seconda Guerra Mondiale fu una guerra totale, più di quanto lo fosse stata la Prima. Nel conflitto, infatti, non furono coinvolti solo gli eserciti, ma tutta la popolazione dei Paesi belligeranti. Fu una guerra di movimento, con rapide avanzate dei reparti motorizzati, e vastissimi territori subirono l’occupazione di eserciti stranieri. Inoltre, lo sviluppo dell’arma aerea consentì di effettuare bombardamenti devastanti in aree lontane dalle linee del fronte. Il conflitto fu anche una guerra ideologica nella quale si confrontarono tre sistemi politici, tutti convinti della propria superiorità: quello democratico-capitalista, rappresentato dagli angloamericani, quello socialista dell’Unione sovietica e il totalitarismo di destra, rappresentato da Italia e Germania (e in maniera un po’ diversa, anche dal Giappone). Tra il 1943 e il 1945 le offensive degli Alleati proseguirono su tutti i fronti. Gli angloamericani sbarcarono in Sicilia (luglio 1943) e a Salerno (settembre 1943), dando avvio alla liberazione dell’Italia. Il regime fascista crollò, ma i nazifascisti costituirono nelle regioni del Centro-Nord la Repubblica sociale italiana, che si arrenderà solo nel 1945. Il 6 giugno 1944 una grande armata angloamericana sbarcò in Normandia e, attraverso sanguinose battaglie, liberò la Francia e attaccò la Germania da ovest. Sul fronte orientale, la Russia continuò la sua offensiva e liberò tutto il territorio nazionale, per poi avanzare nell’Europa orientale e raggiungere il territorio tedesco. In Europa la guerra terminò nell’aprile del 1945. In Estremo Oriente, invece, il Giappone rifiutò di arrendersi fino ad agosto, quando fu costretto a farlo dall’uso della bomba atomica e dalla dichiarazione di guerra da parte dell’Unione Sovietica. Il 2 settembre 1945, con la firma della resa giapponese, la guerra ebbe fine.”



  • APPLICAZIONI DELLE MAPPE MENTALI: GEOGRAFIA9:16

    “La penisola italiana con la caratteristica forma di stivale è molto lunga, quasi 1.200 chilometri, mentre è larga, al massimo, 530 chilometri da Monte Chardonnet a Tarvisio. Il territorio dell'Italia è prevalentemente montuoso e collinare. Solo il 23% è occupato da zone pianeggianti. La pianura più estesa è la Pianura Padana, le altre occupano una superficie minore e sono localizzate sulle coste o lungo il corso dei fiumi.
    Tra i
    rilievi montuosi vi sono le Alpi e gli Appennini. Le Alpi separano l'Europa centrale da quella meridionale e comprendono anche l'Italia. Gli Appennini invece cominciano dalla zona settentrionale dell'Italia e si estendono fino a quella meridionale.
    Le
    vette più elevate delle Alpi sono: il Monte Bianco (4810 m) ed è la montagna più alta d'Europa, il Monte Rosa (4634 m), il Cervino (4478 m) e il Gran Paradiso (4061 m).
    Le
    vette più elevate degli Appennini sono: il Gran Sasso (2914 m), il Monte Amaro (2795 m) e il Monte Vettore (2476 m).
    I
    vulcani attivi sono l'Etna (3357 m) e lo Stromboli (926 m), mentre il Vesuvio (1281 m) è un vulcano dormiente, ma che potrebbe riprendere improvvisamente l'attività e pertanto è considerato tra i più pericolosi al mondo a causa dell'elevata popolazione nelle zone circostanti e perché si tratta di un vulcano di tipo esplosivo.
    I
    fiumi più importanti sono: il Po (652 km), che è il fiume più lungo d'Italia, l'Adige (410 km), il Tevere (405 km), l'Adda (313 km), Arno (240 km).
    L'Italia è un paese ricco di corsi d'acqua: in genere i fiumi alpini sono più lunghi e posseggono una maggiore portata, mentre i fiumi appenninici hanno un corso breve e sono a regime torrentizio.
    I
    principali laghi naturali sono: il lago di Garda (370 km²), che è il lago più grande d'Italia, il lago Maggiore (212 km²) e il lago di Como (146 km²), che è il più profondo d'Italia.

    L'Italia è il terzo stato dell'Unione Europea per numero di abitanti. La popolazione italiana è concentrata sulle coste in misura più che doppia rispetto alla media nazionale e un terzo dei capoluoghi di regione e delle grandi città sorgono sulla costa o nelle immediate vicinanze (Roma, Trieste, Venezia, Bari, palermo, Genova ecc.). Fin dai tempi più antichi si preferiva cotruire case, paesi e città sulle alture vicino la costa per sfruttare la posizione di vantaggio e per il clima favorevole.

    Tra la fine dell'800 e gli inizi del '900 molti italiani del Sud Italia e non solo, travolti dalla crisi economica che aveva colpito l'Europa, furono costretti ad emigrare verso le Americhe e l'Oceania nella speranza di avere una vita migliore.
    Negli ultimi decenni l'Italia ha registrato un
    calo della popolazione, diventando uno dei paesi più "anziani" d'Europa: vi sono meno nascite e le famiglie sono sempre meno numerose.
    La lingua ufficiale è l'
    italiano.

    L'Italia è una Repubblica democratica la cui sovranità appartiene al popolo. Ciò vuol dire che tutte le cariche pubbliche, si riconducono direttamente o indirettamente al consenso del popolo.
    Le maggiori istituzioni sono: il
    Parlamento, che esercita il potere legislativo; il Governo, che esercita il potere esecutivo; la Magistratura, che esegue il potere giudiziario; il Presidente della Repubblica, che è il capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale; la Corte costituzionale, che è il più importante organo di garanzia costituzionale.

    In Italia ci sono 20 regioni, 824 città, 14 città metropolitane e 7904 comuni. La capitale d'Italia è Roma.

    L'agricoltura è un'attività importante per l'economia e si produce vino, cereali, mais, olio, pomodori, uva da vino.

    Dagli allevamenti di bovini, suini, ovini, pollame si ottiene latte e carne.
    La
    pesca è un'attività molto diffusa, ma i mari italiani sono poco pescosi, fatta eccezione per il Mare Adriatico che è il più pescoso del Mediterraneo, con il suo carico di pesce azzurro, seppie, molluschi, cefali e latterini.
    Le
    industrie maggiormente presenti sul territorio italiano sono: alimentare, tessile, metallurgica, siderurgica, chimica, meccanica, farmaceutica, cantieristica navale.
    Le
    risorse naturali dell'Italia non sono così scarse e poco importanti come molti credono. L'Italia è un importante produttore di minerali industriali quali cemento, marmo, feldspato, calce, argilla, pomice, ma anche minerali ferrosi, minerali non ferrosi, calcare, pietra di gesso, creta, ardesia, ghiaia, sabbia, torba, sale, bitume naturale. Inoltre importa petrolio, gas e carbone da altri Paesi: si tratta di risorse che oggigiorno sono da considerarsi indispensabili per il carburante dei mezzi di trasporto, per il riscaldamento domestico, la cottura dei cibi e la produzione di acqua calda.
    Il
    turismo culturale è rivolto ai monumenti e alle città d'arte e di storia, soprattutto a Roma, Firenze, Venezia. Il turismo invernale è diventato importante per l'economia delle regioni montane grazie alle numerose stazioni sciistiche. Altre attrazioni turistiche sono le località balneari, i laghi, le montagne.”




  • APPLICAZIONI DELLE MAPPE MENTALI: ITALIANO18:30


    “Canto I
    Nella primavera del 1300, a 35 anni, l’età che egli considera il punto di mezzo della vita umana, Dante inizia il suo viaggio nell’oltretomba. Irretito in una vita peccaminosa (la selva oscura) non riesce a trovare da solo la via del bene. La selva lo riempie di terrore, essendo un chiaro preannuncio della dannazione della sua anima. Egli non saprebbe nemmeno ricostruire le fasi del suo allontanamento dalla vita virtuosa, perché quando cominciò a peccare, signoreggiato ormai dai soli istinti, privo di luce intellettuale (pieno di sonno), non aveva più la possibilità di discernere il bene dal male. Quando Dante, all’uscita dalla selva, vede la sommità del colle (simbolo della faticosa ascesa verso il bene, dell’espiazione, della purificazione) illuminata dai raggi del sole (simbolo della Grazia), comincia a sentirsi rinfrancato, come un naufrago sfuggito ai marosi e approdato, ancora incredulo della propria salvezza, alla riva. Inizia l’ascesa del colle. Ma tre belve: (allegorie di tre peccati specifici – la lussuria, la superbia, l’avarizia – o, secondo altri, delle tre categorie aristoteliche del peccato – la malizia, la sfrenata bestialità e l’incontinenza -) lo ostacolano nel suo procedere, così che egli alla fine dispera di poter raggiungere la vetta ed è sospinto nuovamente verso la valle della perdizione. A questo punto gli appare l’ombra di Virgilio (simbolo della ragione umana, della filosofia) il quale gli annuncia che, se vorrà approdare alla meta agognata dovrà seguire un altro percorso, visitando successivamente, sotto la sua guida, il regno dei dannati e quello delle anime purganti. Perché poi egli possa avere diretta conoscenza del regno degli eletti, Virgilio dovrà affidarlo alla guida di Beatrice (simbolo della fede, della teologia).

    Canto II
    Dante, uscito dalla selva del peccato, aveva iniziato l’ascesa del colle all’alba. Al tramonto dello stesso giorno egli si sente assalito da dubbi: per quale suo merito particolare è stato prescelto a visitare da vivo il regno dei morti? Due soli altri esseri viventi erano scesi nell’oltretomba in carne ed ossa: Enea e San Paolo. Ma essi erano stati destinati da Dio a porre in terra le fondamenta della società umana, rispettivamente nell’ordine temporale e in quello spirituale: il primo in quanto capostipite dei Romani, il secondo in quanto propagatore ed organizzatore del Cristianesimo. Per dissipare queste perplessità Virgilio gli spiega i motivi che lo hanno indotto a venire in suo soccorso. Tre dorme benedette hanno avuto compassione di Dante in cielo: la Vergine Maria ha raccomandato la salvezza del Poeta a Lucia, la quale a sua volta ha esortato Beatrice a sottrarlo al mortale pericolo in cui si trovava. Le accorate parole e la sovrumana bellezza della beata, discesa ad implorarlo, hanno reso il poeta latino impaziente di obbedirle.Al nome della donna amata in gioventù Dante si rianima, non diversamente dai fiori all’alba, e, senza più esitazioni, segue Virgilio nel difficile cammino verso la porta dell’inferno.

    Canto III
    Sulla porta dell’interno un’epigrafe promette, a chi varcherà la soglia, disperazione e dolori eterni, ma Virgilio invita Dante a deporre ogni forma di timore e ogni perplessità; poi, presolo per mano, con volto rassicurante, lo fa entrare. Nel buio profondo il Poeta è dapprima colpito da un orribile clamore di voci, poi intravede un numero sterminato di anime che instancabilmente corrono dietro un vessillo: sono le anime degli ignavi.Insieme ad esse si trovano anche quegli angeli che si erano dichiarati neutrali quando Lucifero insorse contro Dio. La pena degli ignavi è avvilente, spregevole: mosconi e vespe li pungono a sangue e il sangue è succhiato ai loro piedi da vermi ripugnanti.Nella turba anonima Dante riconosce colui che, per pusillanimità, rinunciò alla cattedra di Pietro per la quale era stato prescelto (forse Celestino V). Proseguendo nel loro cammino i due poeti giungono sulla riva del fiume Acheronte, dove si raccolgono tutte le anime dei peccatori in attesa di essere traghettate sull’ altra sponda da Caronte. Il nocchiero svolge il suo compito senza parlare: ordina alle anime di salire sulla barca facendo loro dei cenni, e, se qualcuna mostra di voler indugiare, la percuote col remo.Caronte, accortosi che Dante è ancora in vita, lo ammonisce a tornarsene sui suoi passi, ma Virgilio lo costringe al silenzio rivelandogli che il viaggio del suo discepolo si compie per volere del cielo. Improvvisamente la terra trema, e, mentre un lampo di luce rossa squarcia le tenebre, Dante perde i sensi.

    Canto IV
    Un tuono fragoroso risveglia Dante dal sonno in cui era caduto sulla riva dell’acheronte. Egli si guarda intorno e si accorge di trovarsi sull’orlo della voragine infernale, buia e profonda. E’ preso da timore nel vedere che Virgilio impallidisce, ma il maestro lo rassicura: il suo pallore non è dovuto a spavento, ma a pietà per la sorte dei dannati.Entrati nel primo cerchio infernale, che è costituito dal limbo, i due poeti odono i sospiri delle anime di coloro che vissero una vita virtuosa senza aver ricevuto il battesimo. Per non essere state cristiane, non possono ascendere al paradiso; d’altra parte, non avendo in sé altra macchia se non il peccato di Adamo, non sono sottoposte a tormenti: la loro pena è tutta spirituale: vivono nel desiderio, mai appagato, di vedere Dio.Quattro spiriti si fanno incontro ai poeti: sono le anime di Omero, Orazio, Ovidio e Lucano, venute a rendere onore a Virgilio. Esse salutano benevolmente Dante e l’accolgono nella loro schiera. I sei camminano insieme, discorrendo, e giungono in un luogo luminoso, ai piedi di un castello difeso da sette cerchi di muta e da un corso d’acqua, che essi attraversano come se fosse terraferma. Dopo aver varcato, passando per sette porte, il settemplice giro di mura, il gruppo dei sei poeti arriva in un prato verdissimo e fresco. Da un’altura Virgilio indica a Dante alcuni tra i più nobili spiriti dell’antichità e del Medioevo non cristiano.I due si separano quindi dai loro accompagnatori e, lasciato il limbo, giungono nuovamente in un luogo privo di luce.

    Canto V
    A guardia del secondo cerchio della voragine infernale i due pellegrini trovano il ringhioso Minosse. Questi, dopo aver udito la confessione dei peccatori che si affollano al suo cospetto, attorciglia la coda intorno al proprio corpo, per indicare, con il numero dei giri, il cerchio dove ogni dannato dovrà espiare la sua colpa. Nel secondo ripiano scontano il loro peccato le anime dei lussuriosi: nel buio un’incessante bufera le travolge, facendole dolorosamente cozzare le une contro le altre, cosicché l’aria è piena di lamenti.Pregato dal suo discepolo, Virgilio gli addita i personaggi celebri dell’antichità e del Medioevo che non seppero vincere in sé la passione, e che per essa perdettero la vita: Semiramide, Didone, Cleopatra, Elena, Achille… Dante esprime il desiderio di parlare con due di queste ombre: esse, diversamente dalle altre, procedono indissolubilmente unite e sembrano quasi non opporre resistenza al vento. Sono Francesca da Rimini e Paolo Malatesta, colpevoli di adulterio. Chiamati da Dante, i due peccatori si accostano, e Francesca, manifestata al Poeta la sua gratitudine per aver egli avuto pietà della loro pena, narra di sé e dell’amore che con tanta forza la legò a Paolo. Dante, turbato, vuole sapere quali circostanze portarono il loro sentimento reciproco a trasformarsi in amore colpevole, e Francesca si abbandona ai ricordi del tempo felice: erano soli; leggevano un romanzo; fu quella lettura a far incontrare i loro sguardi, a farli trascolorare; fu il primo bacio scambiato fra i protagonisti di quel romanzo a renderli consapevoli della loro passione. Mentre Francesca parla, Paolo piange: a questa vista, per la profonda pietà, Dante perde i sensi.

    Canto VI
    Una pioggia nauseabonda, mista a grandine e neve, tormenta i dannati del terzo cerchio: i golosi. Un cane trifauce, Cerbero, li dilania senza tregua. Alla vista dei due poeti il mostro dà sfogo al suo furore, ma Virgilio non ha esitazioni: getta nelle fameliche gole una manciata di fango e la belva, tutta intenta a divorarlo, si placa. Dante, con il maestro, prosegue il suo cammino calpestando la sozza mistura di fango e ombre di peccatori, quando, all’improvviso, una di esse, levatasi a sedere, si rivolge a lui esclamando: «Riconoscimi, se ne sei capace ». Ma tanta è la sofferenza che ne deforma i lineamenti, da non consentire al Poeta di ravvisare in essi una fisionomia a lui nota. Allora il dannato rivela il suo nome, Ciacco, e profetizza, richiesto dal suo interlocutore, il prossimo trionfo in Firenze, covo di‘ ingiustizie e di odio, del partito dei Neri. Ad una precisa domanda del pellegrino Ciacco rivela che i grandi personaggi politici della Firenze del passato scontano i loro peccati nel buio dell’inferno. Terminato il suo dire, con un’espressione che non ha più nulla di umano, cade pesantemente a terra, in mezzo agli altri suoi compagni di pena. Virgilio, a questo punto, ricorda al suo discepolo che Ciacco, al pari degli altri dannati, riavrà il suo corpo nel giorno del Giudizio Universale e che, dopo la risurrezione della carne, le sofferenze dei reprobi aumenteranno d’intensità. Giunti nel punto ove è il passaggio dal terzo al quarto cerchio, i due viandanti s’imbattono nel demonio Pluto.










    Canto VII
    Con voce stridula e il volto gonfio d’ira, il guardiano del quarto cerchio, dove avari e prodighi scontano la loro pena eterna, grida parole incomprensibili all’indirizzo dei due poeti. Ma non appena Virgilio gli ricorda che il loro viaggio si compie per volontà di Dio, il suo furore svanisce; il mostro, come privato delle sue force, si accascia al suolo. Essi possono casì discendere nel quarto ripiano, dove due fitte schiere di dannati spingono, in direzioni contrarie, grandi pesi. Due sono i punti del cerchio, diametralmente opposti, in cui le schiere si scontrano, rinfacciandosi a vicenda i peccati che le accomunano nel tormento disumano. Poi ciascun dannato si volge indietro e riprende a rotolare il proprio macigno fino all’altro punto d’incontro. La giostra beffarda è destinata a ripetersi in eterno. Questi peccatori sono irriconoscibili: la mancanza di discernimento che li spinse ad accumulare o sperperare il denaro, li confonde ora tutti in una massa indifferenziata ed anonima. “Nessuno dei beni che sono affidati al governo della Fortuna ricorda Virgilio – potrebbe dar loro pace nemmeno per un attimo. “Dante coglie, da questa affermazione del maestro, l’occasione per interrogarlo sulla natura della Fortuna. Essa non è – spiega il poeta latino – una potenza capricciosa e cieca che distribuisce i suoi favori a caso, ma una esecutrice dei disegni di Dio, poiché da Dio è voluto che i beni si trasferiscano, con alterna vicenda, da una famiglia all’altra, da un popolo all’altro. Stesso proprio quelli che dovrebbero ringraziarla la coprono di insulti. Ma essa, intelligenza celeste, assolve il suo compito imperturbabile e serena.

    Canto VIII
    Già prima di arrivare ai piedi della torre, i due poeti vedono accendersi sulla sua sommità due segnali luminosi, ai quali, da molto lontano, appena percettibile, risponde un terzo. Ed ecco avvicinarsi sulla sua antica barca, veloce al par di saetta, il custode della palude stigia, l’iroso Flegiàs, il quale, rivolto a Dante, grida: “Ti ho finalmente in mio potere, anima malvagia!” Virgilio delude questa speranza del nocchiero infernale: egli e il suo discepolo non sono venuti per rimanere nel cerchio degli iracondi, ma solo per attraversarlo. Mentre, sulla navicella di Flegiàs, i due solcano le acque melmose, ecco farsi avanti uno dei dannati della palude, il fiorentino Filippo Argenti, che apostrofa sarcasticamente il suo concittadino. Dante replica con espressioni di duro scherno, suscitando l’ammirazione di Virgilio che si compiace della nobile ira del discepolo. Ma questi non è ancora contento: vuole vedere il suo borioso antagonista immerso nel fango. Attraversato lo Stige, i due pellegrini sbarcano ai piedi delle mura di ferro rovente che cingono la città di Dite. Qui, più di mille seguaci di Lucifero si oppongono minacciosi all’ingresso di colui che, ancora in vita, impunemente è entrato nel regno dei morti. Il poeta latino esorta Dante a non perdersi d’animo e si reca a parlamentare con i diavoli. Ma poco dopo ritorna con i segni della sfiducia sul volto: la sua missione non è riuscita. Solo qualcuno più forte di lui potrà aprire la porta che immette nei cerchi formanti il basso inferno.”



  • APPLICAZIONI DELLE MAPPE MENTALI: BIOLOGIA19:30


    “La scoperta della cellula risale al Seicento ed è dovuta a Robert Hooke, uno studioso di fisica, paleontologia, chimica e architettura vissuto in Inghilterra dal 1635 al 1703. Hooke affiancò al lavoro di ricerca un’intensa attività di progettazione di strumenti scientifici; uno dei suoi risultati più famosi riguarda i perfezionamenti apportati al microscopio ottico.

    Grazie a nuovi sistemi ottici e ad un nuovo sistema di illuminazione, Hooke poté effettuare una serie di straordinarie osservazioni. In una di queste, egli esaminò alcune sottili fettine di sughero e notò che esse erano costituite da tante piccole cellette separate tra loro. Hooke chiamò queste singole

    unità cellule. Ci vollero però più di cento anni prima che le conoscenze sulle

    cellule facessero progressi significativi. Nel 1838, i biologi tedeschi Mathias Schleiden e Theodor Schwann, che studiavano rispettivamente la struttura dei vegetali e quella degli animali, rimasero colpiti dalle somiglianze tra le loro osservazioni e conclusero che sia i vegetali sia gli animali sono costituiti dallo stesso elemento strutturale di base: la cellula.

    Questa conclusione costituisce la base della teoria cellulare che, nella sua forma moderna, afferma quanto segue:

    • le cellule sono le unità strutturali e funzionali di tutti gli organismi viventi;

    • tutte le cellule hanno origine da cellule preesistenti;

    • le cellule sono simili per composizione chimica e ospitano molte delle reazioni chimiche del mondo vivente;

    • tutte le cellule sono delimitate dalla membrana plasmatica, un involucro che circonda la cellula e seleziona le sostanze che entrano ed escono;

    • l’ambiente interno alla membrana è costituito da una miscela di acqua e di altre sostanze chiamata citoplasma, in cui avvengono moltissime reazioni chimiche;

    • tutte le cellule posseggono un proprio materiale genetico, che contiene le informazioni ereditarie necessarie alla cellula per svilupparsi, accrescersi e riprodursi.


    Gli organismi unicellulari sono formati da una sola cellula; gli organismi pluricellulari sono composti da numerose cellule specializzate in funzioni diverse.


    Tutte le cellule del tuo corpo sono costituite da molecole, che a loro volta sono formate da atomi legati tra loro. Gli atomi sono le particelle di cui è costituita la materia. In natura esistono diversi tipi di atomi: una molecola è formata da due o più atomi, uguali o diversi, uniti insieme. Atomi e molecole presenti nelle cellule obbediscono alle stesse leggi della fisica e della chimica che governano la materia inanimata. Le cellule tuttavia posseggono due caratteristiche peculiari che le distinguono dai sistemi inanimati: si riproducono e si sviluppano secondo un «progetto interno» archiviato sotto forma di informazione genetica. Una cellula batterica, per esempio, si accresce fino a che, raggiunta una certa dimensione, si divide in due cellule identiche alla cellula madre. Ciò è possibile grazie alla presenza in tutte le cellule di due tipi di grandi molecole: il DNA (o acido desossiribonucleico) e le proteine. Ogni molecola di DNA è una lunga sequenza di molecole più piccole chiamate nucleotidi, legate tra loro come le perle che formano una collana. Allo stesso modo, una proteina è una sequenza di molecole più piccole dette amminoacidi. È interessante osservare che i tipi di nucleotidi e di amminoacidi sono uguali in tutte le cellule di tutti gli organismi ma sono organizzati in sequenze diverse per produrre molecole con funzioni differenti, come le lettere dell’alfabeto che formano tante parole diverse. Il compito del DNA è duplice:

    1. contiene le informazioni necessarie per costruire e far funzionare correttamente la cellula;

    2. permette all’organismo di trasmettere le proprie caratteristiche alla discendenza.

    Tratti specifici del DNA, chiamati geni, contengono l’informazione utilizzata dalla cellula per fabbricare le proteine. Le proteine, oltre a costituire gran parte della struttura dell’organismo, sono le molecole che guidano tutte le attività cellulari. Ogni organismo possiede geni specifici e quindi produce proteine specifiche. Le molecole di DNA presenti all’interno di una cellula costituiscono il suo patrimonio ereditario o genoma. Il genoma di un organismo è composto da migliaia di geni. Se si altera la sequenza di un gene è facile che cambi anche la proteina da esso codificata. Le alterazioni dei geni si chiamano mutazioni. Le mutazioni si verificano spontaneamente, ma possono anche essere indotte da vari fattori esterni, come le radiazioni o certe sostanze chimiche. Per lo più le mutazioni sono dannose,

    ma ogni tanto un cambiamento nelle proprietà di una proteina ne altera la funzione in modo da migliorare l’efficienza dell’organismo nelle condizioni ambientali in cui si viene a trovare.


    Tutti i viventi hanno bisogno di energia e materie prime per costruire le loro cellule e per mantenere la loro complessa organizzazione interna. Come vedremo, gli organismi fotosintetici usano la luce del Sole per produrre molecole ricche di energia (per esempio, zuccheri) a partire da molecole più semplici presenti nell’ambiente esterno: diossido di carbonio (chiamato anche anidride carbonica) e acqua. Questi organismi sono chiamati autotrofi, che in greco significa «in grado di nutrirsi da sé» perché non hanno bisogno di altri esseri viventi per il loro sostentamento, e comprendono alcuni batteri, piante e alghe.

    Altri esseri viventi, come gli animali e i funghi, utilizzano le sostanze nutrienti già presenti nell’ambiente per ricavare l’energia necessaria a svolgere le proprie attività e le materie prime per costruire le proprie strutture biologiche. Questi sono gli eterotrofi, cioè organismi «che si nutrono di altri organismi».

    Gran parte del lavoro cellulare consiste nella trasformazione di un tipo di molecola in un altro. Per esempio, gli zuccheri potranno essere immagazzinati sotto forma di grassi.

    Un altro tipo di lavoro svolto dalle cellule è quello meccanico, come spostare molecole da un punto all’altro della cellula o muovere intere cellule o tessuti, come nel caso dei muscoli.


    La vita dipende da migliaia di reazioni chimiche che si svolgono nelle cellule; durante tali reazioni, le molecole dei reagenti vengono demolite e gli atomi che le costituivano sono usati per costruire le molecole dei prodotti.

    Il complesso di tutte le reazioni chimiche che avvengono all’interno di un essere vivente unicellulare o pluricellulare costituisce il suo metabolismo.

    Le reazioni metaboliche richiedono che lo scambio di materiali tra l’interno e l’esterno delle cellule avvenga in modo controllato. All’interno della cellula, le reazioni metaboliche sono interconnesse tra loro: i prodotti di una reazione costituiscono le materie prime di quella successiva. Perché questa complessa rete di reazioni funzioni in modo coordinato, deve esiste-

    re un preciso controllo della loro velocità. Tale attività di regolazione, che contribuisce a mantenere costante l’ambiente intracellulare, prende il nome di omeostasi.






    Gli organismi pluricellulari, che sono formati da molte cellule, possiedono un ambiente interno costituito dai liquidi extracellulari (come sangue, linfa e liquido interstiziale). Da qui le singole cellule ricavano i nutrienti e qui riversano i loro rifiuti. Nel corso dell’evoluzione, le cellule degli organismi pluricellulari sono diventate via via più specializzate a svolgere compiti specifici e hanno perso gran parte delle funzioni che un organismo unicellulare è in grado di svolgere da solo. Un neurone, per esempio, non è in grado di muoversi rapidamente o di procurarsi i nutrienti, perché si è specializzato nel compito di generare e trasmettere gli impulsi nervosi. Ogni cellula del nostro corpo quindi dipende, per i suoi bisogni vitali, da quell’ambiente che tutte le cellule insieme contribuiscono a mantenere. In altre parole, le cellule degli organismi pluricellulari hanno pagato la loro specializzazione nelle varie funzioni vitali con la perdita della capacità di condurre una vita autonoma. Molto spesso le cellule di uno stesso tipo collaborano fra loro. Per svolgere i loro compiti specifici, gruppi di cellule simili si organizzano in tessuti. Per esempio, una singola cellula muscolare non può sviluppare molta forza; ma quando più cellule muscolari si uniscono per formare il tessuto muscolare si può generare una forza considerevole, tale da produrre il movimento di un animale grande come un elefante. In moltissimi organismi pluricellulari i vari tessuti si organizzano in organi, preposti a svolgere una precisa funzione. Esempi di organi sono il cuore, il cervello e lo stomaco. Gli organi che svolgono funzioni interconnesse possono essere raggruppati in sistemi o apparati.


    Gli organismi non vivono isolati: alla gerarchia interna del singolo organismo si affianca una gerarchia esterna dell’intero mondo biologico. Gli organismi che appartengono a una certa specie (per esempio l’elefante marino) e che vivono nella stessa regione geografica costituiscono una popolazione. Tra i membri di una popolazione possono esistere interazioni di vario tipo; per esempio, alcuni organismi sono territoriali, cioè difendono risorse come il cibo, i siti di nidificazione o i partner sessuali, cercando di impedirne lo sfruttamento da parte di altri animali della stessa specie. In altre specie gli animali possono cooperare tra loro formando unità sociali quali le colonie di formiche, i banchi di pesci o i branchi di lupi. Interazioni di questo tipo hanno portato all’evoluzione di comportamenti sociali come la comunicazione. Le interazioni tra popolazioni diverse danno origine a una

    comunità. Un esempio di comunità è costituito tutti gli organismi che vivono in un prato (erba, farfalle, cespugli, lombrichi, talpe). Come in una popolazione, anche all’interno di una comunità può esistere competizione per le risorse tra individui appartenenti a specie diverse: per esempio, tutti gli animali erbivori che abitano il prato competono tra loro per il cibo (l’erba e i cespugli). In altri casi, gli individui di una specie costituiscono il cibo di cui si nutrono i membri di un’altra specie, come i lombrichi e le talpe.

    Infine, l’interazione tra le comunità viventi e l’ambiente in cui esse vivono forma un ecosistema. Gli organismi di un ecosistema, per esempio una foresta, possono modificare l’ambiente influenzando così la vita degli altri organismi. Per esempio, le piante dominanti di una foresta determinano le condizioni ambientali nelle quali si trovano a vivere sia gli animali sia tutte le altre piante.


    La teoria dell’evoluzione per selezione naturale elaborata da Charles Darwin è forse il più importante principio unificante della biologia. La teoria suggerisce che tutti gli organismi viventi discendano da antenati comuni e quindi siano imparentati tra loro; per questo Darwin si riferiva al processo evolutivo come a una «discendenza con modificazioni». Pur non disponendo di alcuna conoscenza sui meccanismi dell’ereditarietà genetica, Darwin osservò che la prole assomigliava ai genitori sotto numerosi aspetti. Questa semplice osservazione è alla base del concetto biologico di specie: un gruppo di organismi che si somigliano (morfologicamente simili) e che possono accoppiarsi tra loro generando prole feconda. D’altra parte, i figli non sono del tutto identici ai genitori. Qualsiasi popolazione di una specie vegetale o animale mostra una certa variabilità: se si fanno accoppiare individui scelti per una determinata caratteristica, molto probabilmente nella prole quella caratteristica sarà più frequente che nel resto della popolazione. Darwin stesso allevava piccioni ed era al corrente di come fosse possibile selezionare caratteristiche insolite di piumaggio o forma del becco. Darwin si rese conto che se gli

    uomini riuscivano a selezionare dei tratti particolari, lo stesso poteva avvenire anche in natura. Ma come funziona la selezione in natura? Darwin ipotizzò che ad agire fosse una diversa probabilità di sopravvivere e riprodursi con successo. Egli rifletté sul fatto che il potenziale riproduttivo

    delle piante e degli animali, se non fosse tenuto sotto controllo, provocherebbe una crescita illimitata delle popolazioni; in natura tale crescita illimitata non si osserva, quindi soltanto una piccola percentuale della progenie riesce a sopravvivere e riprodursi. Perciò qualsiasi caratteristica che conferisca a chi la possiede un aumento, anche modesto, della probabilità di sopravvivere e riprodursi, sarà favorito e si diffonderà nella popolazione. Darwin chiamò questo fenomeno selezione naturale.

    Poiché, in determinate condizioni, gli organismi provvisti di certe caratteristiche sopravvivono più a lungo e si riproducono con maggior successo, la selezione naturale fa sì che una popolazione si adatti all’ambiente: gli adattamenti sono tutte quelle caratteristiche strutturali, fisiologiche o comportamentali che potenziano la probabilità di un organismo di sopravvivere e riprodursi nel proprio ambiente”



  • Lezione Bonus0:17

Requirements

  • Non è necessario avere conoscenze pregresse per seguire con profitto il corso

Description

QUESTO VIDEOCORSO NON È STATO GENERATO CON L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE. SUPPORTA IL MIO LAVORO!

Cosa ha di diverso questo videocorso rispetto agli altri che trattano il medesimo argomento?

Il corso è stato progettato con il solo intento di aiutare gli studenti della scuola secondaria e gli universitari a superare con profitto le loro sfide quotidiane: verifiche, test, esami e interrogazioni. Un altro punto di forza è l’applicazione diretta delle mappe mentali ad alcune materie scolastiche e universitarie. Negli altri corsi, l’utilizzazione delle mappe a casi pratici manca in parte o del tutto perché si focalizzano sull’uso teorico delle stesse oppure su esempi generici di poca utilità per uno studente.


Ecco alcune delle materie che verranno trattate nel videocorso:

- Chimica

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Perché dovresti usare le Mappe Mentali durante lo studio?

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  • Studenti e Universitari
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