
Presentazione del corso.
Il corso ha l’obiettivo di aiutarti ad accompagnare il tuo bimbo nello sviluppo del linguaggio, imparando le strategie e le tecniche che favoriranno in modo armonioso e naturale le sue capacità comunicative, attraverso il gioco condiviso.
Ti fornirà gli strumenti teorici e pratici per aiutare il tuo bimbo ad esprimersi, per spronarlo a parlare in modo sereno e non frustrante, a correggerlo senza metterlo in difficoltà, a sviluppare il linguaggio in armonioso e divertente.
Il corso si divide in due parti: teorica e pratica.
Nella parte teorica imparerai cos’è il linguaggio, come si sviluppa, quali sono le sue componenti, quali sono i campanelli d’allarme di uno sviluppo tardivo o atipico.
Nella parte pratica ti proporrò tante attività per migliorare i vari aspetti del linguaggio e giochi più indicati in base all'età del bimbo per aiutarlo nello sviluppo cognitivo e linguistico.
Per giocare con il tuo bimbo serviranno libri, giochi, travestimenti, creatività e fantasia, ma non preoccuparti perché nel corso troverai molti spunti di riflessione e idee concrete per aiutare il tuo bimbo a parlare. E’ utile anche lo specchio per l’attenzione sul viso e per l’imitazione.
Il linguaggio è la facoltà dell'uomo di comunicare ed esprimersi attraverso suoni articolati, organizzati in parole e frasi. E’ la capacità di trasformare i nostri pensieri in suoni che un altro essere umano può decifrare. Le nostre capacità linguistiche sono indipendenti ma interagiscono continuamente con altre funzioni cognitive, quali memoria, funzioni motorie e uditive.
Il modello di funzionamento del linguaggio indica che la produzione formale di una stringa di suoni o segni è dettata dalle esigenze funzionali del linguaggio stesso cioè la necessità di comunicare è il motore del linguaggio.
Il linguaggio si produce e si comprende, e si suddivide in quattro componenti: pragmatica, semantica, morfosintattica e fonologica.
Il linguaggio si sviluppa in modo molto diverso in ogni bimbo. Sono stati identificate le seguenti tappe principali di acquisizione.
0-3 mesi: discrimina i suoni di tutte le lingue del mondo, preferisce la voce e il volto materno, comunica con il pianto.
3-6 mesi: segue lo sguardo e condivide gli stati affettivi, produce vocalizzi, impara i turni comunicativi interagendo con la mamma, compare il sorriso sociale.
6-8 mesi: compare la lallazione canonica, cioè la ripetizione di sillabe composte dalla stessa consonante.
8-10 mesi: la lallazione diventa variata, utilizza il gesto dell’indicazione per mostrare, offrire, richiedere, compaiono le prime routines gestuali o gesti referenziali (Fare ciao, Mandare un bacio), comprende singole parole.
12-18 mesi: dalle prime parole all’esplosione del vocabolario, il bambino anticipa le prime parole con il gesto rappresentativo (gesto della nanna, del bere). Le prime parole si riferiscono a persone e oggetti familiari, azioni abituali per il bambino che inizia a comprendere brevi frasi e ordini semplici.
50 parole intorno ai 18 mesi.
18-36 mesi: esplosione del vocabolario e sviluppo della morfosintassi, inizialmente con il linguaggio telegrafico, due parole senza articoli, congiunzioni e forme verbali (mamma pappa), aumenta il vocabolario e si arricchisce di verbi e aggettivi.
500 parole a 36 mesi.
30-36 mesi: le frasi si ampliano, diventano più complete (articoli, preposizioni, pronomi), migliorano le competenze narrative, il linguaggio diventa più chiaro e preciso.
Tappe dello sviluppo grammaticale
livello olofrastico (0-18 mesi): aumenta il numero di parole prodotte, ma non vi sono ancora combinazioni di parole. Il bambino utilizza olofrasi (parola-frase), ossia parole singole che assumono il significato di un’intera frase;
livello presintattico: emergono le prime combinazioni di parole (20-24 mesi), ma gli enunciati di una parola sono ancora prevalenti;
livello telegrafico:( 24-30 mesi)si incrementano rapidamente gli enunciati multiparole, ma la struttura grammaticale è ancora rudimentale (spesso manca il verbo, gli articoli, le preposizioni, i pronomi…);
livello grammaticale 1 e 2:(dai 30 mesi in poi) il bambino acquisisce il controllo delle principali regole grammaticali negli enunciati semplici e successivamente negli enunciati complessi.
Tappe dello sviluppo fonologico:
fonemi labiali e apicodentali (p,b,m,n,t,d,l,c,g) tra i 12 mesi e i 30 mesi
fonemi fricativi (f-v-s) e affricati (“c” e “g”) tra i 24-36 mesi
r , z, gruppi consonantici dopo i 36 mesi
La maturazione delle abilità espressive e comunicative del bambino dipende da ascolto, riconoscimento di suoni diversi (discriminazione), competenze motorie, competenze cognitive, sviluppo affettivo.
Quando il linguaggio non emerge nei tempi previsti, è possibile che il bambino non abbia ancora i prerequisiti necessari allo sviluppo delle prime parole.
Il più importante è l'intenzionalità comunicativa, la spinta a voler comunicare prima con i gesti e lo sguardo, poi con le parole. E’ una competenza stabile dal 9 mese di vita.
In questa lezione imparerai a capire se è presente, come stimolarla e svilupparla attraverso il gioco.
La capacità di mantenere il contatto visivo permette al bambino di acquisire importanti informazioni:
inizia ad interpretare e comprendere le espressioni facciali ed i segnali di comunicazione non verbale
osserva sull’altro i movimenti della bocca quando si parla, abilità necessaria per poter provare ad imitare e ripetere ciò che vede
seguire lo sguardo dell’adulto permette al bambino di spostare la sua attenzione su un oggetto di riferimento, aspetto fondamentale della comunicazione.
Intorno ai 3 mesi di vita, un bambino è già in grado di agganciare e mantenere lo sguardo dell’adulto durante l’interazione “faccia a faccia” e questo ci permette di instaurare con lui delle prime piccole “protoconversazioni”.
Nel tempo la competenza si amplia, il bambino inizia a seguire il nostro sguardo quando si sposta su un oggetto, e questo gli permette di imparare a condividere l’attenzione. L’attenzione condivisa (o congiunta) è il prerequisito al poter “parlare di qualcosa” ed è presente nei bambini già dai dai 10 – 11 mesi.
La comunicazione si compone di più turni alternati: è importante stimolare da subito i bambini, soprattutto dai 3 mesi di vita, in “finte-conversazioni” (protoconversazioni) in cui mamma e bambino sono l’uno di fronte all’altra, si guardano e fanno finta di parlare: il piccolo vocalizza, mamma risponde imitandolo o dicendo qualcosa, lui vocalizza di nuovo, mamma risponde e così via per almeno 4 o 5 scambi.
Senza questo prerequisito, il bambino non riuscirà a sviluppare una comunicazione efficace.
In questa lezione imparerai i giochi per stimolare l'alternanza del turno nel tuo bambino.
Saper imitare è alla base dello sviluppo del linguaggio: i bambini imparano a parlare imitando gli adulti intorno a loro, osservando cosa fanno quando parlano e ripetendo, prima in modo immaturo poi affinando i suoni ed i movimenti articolatori.
Alcuni bambini hanno bisogno di essere “allenati ad imitare” azioni, gesti, movimenti facciali, primi vocalizzi, prima ancora delle parole, e con maggiore frequenza ed intensità. In questa lezione imparerai come fare.
Indicare è uno dei primi gesti che compare intorno agli 8-9 mesi, prima con una funzione di richiesta (“Mamma, dammi l’acqua!”) e poi per catturare la nostra attenzione (“Mamma, senti! Il telefono squilla!”).
I bambini devono saper utilizzare l’indicazione per dirci cosa vogliono, per mostrarci qualcosa, per scegliere tra due o più alternative, e pian piano imparano ad associare a questi gesti le prime vocalizzazioni.
Dalla fine del primo anno, dovremmo poter osservare anche un primo repertorio di gesti referenziali che nascono da situazioni di routine: battere le manine per dire bravo, fare ciao-ciao, allargare le braccia a voler dire “non c’è più”, il gesto della nanna o del gioco del cucù.
Questo repertorio deve arricchirsi ed essere utilizzato dal bambino per comunicare con noi.
Per imparare a parlare, il bambino deve imparare ad utilizzare le parole in maniera simbolica. Questa competenza non si sviluppa immediatamente sul piano verbale, ed i bambini devono innanzitutto essere in grado di attribuire una funzione simbolica ad un oggetto, saper “far finta” che sia qualcosa di diverso. A partire dal primo anno il bambino inizia ad utilizzare un oggetto attribuendogli un significato simbolico, poi il gioco simbolico si arricchisce diventa più articolato e sviluppato, con sequenze più complesse.
L’acquisizione del linguaggio è caratterizzata da alcune tappe principali di cui ho già parlato, ma bisogna tener conto nelle fasi di sviluppo di una grandissima variabilità linguistica tra i bambini, che vanno dal più “chiacchierone” fino a quello che in clinica viene definito late talker, ossia il bimbo parlatore tardivo.
I Late bloomers, sono bambini che sbocciano (in termini linguistici) in ritardo ma entro i primi 4 anni recuperano il gap linguistico. Manterranno comunque una modalità immatura e disorganizzata rispetto all’età (vocabolario ridotto, confusioni tra i suoni, frasi disorganizzate, e difficoltà di organizzazione del discorso).
Già a partire dal primo anno di vita ci sono segnali che si osservano per capire l’eventuale necessità di un consulto specialistico.
Ecco i segnali a cui fare attenzione:
Nei primi mesi di vita il bambino non reagisce ai rumori, non produce vocalizzazioni né pianto e non presenta alcun contatto oculare;
dopo i 4 mesi il bambino non sorride e non presenta alcuna interazione comunicativa;
dai 6 ai 9 mesi non è presente alcuna lallazione (mamama – tatata – mamata), le vocalizzazioni risultano molto scarse, è assente la produzione di suoni consonantici e il sonno risulta disturbato;
tra i 9 e i 12 mesi il bambino non comprende piccole frasi contestuali all’interno della propria routine quotidiana e non presenta alcuna volontà di interazione con gli oggetti;
tra i 12 e i 16 mesi il piccolo non è in grado di utilizzare le parole acquisite o ha una perdita del lessico appreso con scarsa progressione nell’apprendimento di nuove parole e repertorio limitato;
a 18 mesi il bambino produce meno di 15 parole e a 24 mesi meno di 50 parole, con scarsa o assente imitazione delle parole ascoltate e dimostra di non comprendere il linguaggio (non esegue ordini semplici);
a 30 mesi il bambino produce più di 50 parole ma non riesce a combinarne almeno 2 per formare frasi ridotte;
intorno ai 3 anni il piccolo presenta scarsa capacità di memorizzazione e difficoltà nell’elaborazione di nuove frasi;
a 4 anni il linguaggio risulta incomprensibile agli estranei con utilizzo esclusivamente di frasi contratte, incapacità di esprimere concetti e idee, scarsa comprensione e difficoltà nel porre domande.
Le abitudini viziate sono comportamenti “alterati “ che rientrano nella quotidianità del bambino e possono determinare un’alterazione della forma e dello sviluppo delle arcate dentarie e un possibile ritardo nell’apprendimento del linguaggio perché fanno funzionare in maniera non corretta muscoli e articolazioni.
Le abitudini viziate più frequenti che possono rallentare e alterare lo sviluppo del linguaggio sono:
uso del biberon e ciuccio oltre i 2 anni
succhiamento del pollice
Succhiare è infatti fondamentale per alimentarsi ed è un meccanismo importante, associato a una serie di sensazioni piacevoli per il bambino, rassicurazione, conforto, in condizioni di stress, durante la notte o in momenti di distacco momentaneo dalla madre fa scaricare la tensione, è un antidoto alla paura e al senso di solitudine.
Il ciuccio non lascia danni al palato, ai denti e al linguaggio se viene tolto entro i due anni.
Ci sono però dei comportamenti da evitare:
non intingete mai il succhiotto nel miele o nello zucchero
non mettete voi in bocca il ciuccio per “lavarlo”
Succhiare il pollice invece può provocare molti danni. I bambini non solo lo succhiano, ma tendono a spingerlo contro il palato esercitando una pressione non indifferente.
In questa lezione imparerai alcuni metodi per aiutare il tuo bambino a smettere di utilizzare il ciuccio e succhiare il pollice.
Questa strategia stimola il bambino a produrre nuove paroline, ed è particolarmente utile per quei bambini con un ritardo di linguaggio (i cosiddetti late bloomers o late talkers) che hanno una comprensione adeguata all’età ma producono ancora nessuna o poche parole.
Si tratta di ripetere una parola specifica (parola target) 3 volte di seguito: prima da sola e poi inserita in due brevi frasi.
Quando (e SOLO quando), durante la lettura o il gioco, il tuo bambino indica un’immagine o mostra interesse guardandola
pronuncia la parola per nominare l’oggetto o l’azione
subito dopo, pronuncia una breve frase che contenga quella parola
ripeti ancora quella parola in un’altra breve frase
Chiedere soltanto di ripetere come un pappagallo non renderà il bambino un bravo comunicatore, ripetere non significa parlare.
Cosa fare:
usiamo frasi brevi e semplici, parliamo con calma e con un tono di voce adeguato
nel momento in cui parliamo di qualcosa, e la mostriamo o la indichiamo al bambino, assicuriamoci che la nostra attenzione e la sua siano entrambe dirette su quella specifica cosa
dopo aver detto una parola o una breve frase, facciamo una pausa (contiamo fino a 5) e diamo al bambino uno spazio per inserirsi come preferisce: con un gesto, un suono, una parolina detta a modo suo… ricordiamoci che tutto va bene, anche il silenzio!
scegliamo le parole giuste (conosciute nel loro significato, interessanti e motivanti, della giusta lunghezza).
Se il tuo bambino sa produrre già molte paroline (almeno 50) ma non riesce ancora a formare le prime frasi, puoi aiutarlo ripetendo la parola in una frase di 2 elementi.
Anche in questo caso non chiedere mai di ripetere ma fai una pausa e aspetta che lui ci provi da solo. Se le prime volte non succede non scoraggiarti perché è naturale, piuttosto continua ad utilizzare questa strategia anche nelle volte e nei giorni successivi.
Non chiedergli mai di “ripetere bene” una parola detta male ma dagli sempre tu il modello corretto.
Fin dai primissimi mesi è importantissimo coinvolgere il bambino nella lettura del libro costruendo una vera e propria conversazione a partire dalle immagini, commentando con enfasi un personaggio, un’azione o una situazione della storia, facendo una domanda sull’immagine che state guardando.
In entrambi i casi subito dopo fai una pausa (anche fino a 5 secondi); quella pausa è il momento nel quale stai dando al tuo bambino la possibilità di inserirsi nella conversazione con una risposta: potrà essere una parola, un gesto, un suono.
Attraverso i libri possiamo ampliare la comprensione lessicale spiegando il significato delle parole.
E’ importante dedicare un luogo e un momento alla lettura dei libri creando un rito familiare, leggendo con naturalezza, in modo chiaro, collegando i fatti alle immagini.
Leggere ai bambini è importante: stimola lo sviluppo del linguaggio, arricchisce il vocabolario e migliora la capacità e la correttezza dell’espressione e della comunicazione verbale. Gli effetti principali riguardano lo sviluppo fonologico e lessicale (sia espressivo che recettivo) e la comparsa delle abilità di letto-scrittura.
Due sono i fattori determinanti nel favorire queste competenze, l’inizio precoce di questa attività e la sua frequenza, che dovrebbe tradursi in una routine familiare.
In base all'età e alle capacità si possono scegliere:
ninna nanne e filastrocche, verso l’anno libri tattili con forme e colori;
tra i 12 e i 24 mesi si può optare per libri che riguardano temi come momenti della giornata ed emozioni, scritti con frasi semplici e brevi;
a 2-3 anni i bambini imitano i genitori nel comportamento della lettura e iniziano ad identificarsi nei personaggi, adottando anche il loro punto di vista quindi si possono proporre storie con sequenze più articolate
dai 3-6 anni iniziano a farsi domande e ad interagire con la storia che aumenta di complessità.
GLI ERRORI DA EVITARE
non porre attenzione o non seguire l’interesse del bambino
non preoccuparsi se il bambino piccolo mette in bocca un libro, è il suo modo di esplorare
non aspettarsi troppo dal bambino e non criticarlo
non stancarsi di leggere sempre lo stesso libro
non smettere di leggere ad alta voce quando i bambini imparano a leggere da soli.
In base all'età del bimbo è opportuno utilizzare una modalità comunicativa adeguata al livello linguistico e cognitivo del bambino.
La mamma assume con il suo bambino fin dai primissimi momenti di vita il baby talk, un linguaggio caratterizzato da paroline, versi, toni di voce, frasi semplici. E’ istintivo e universale.
Dopo il primo anno, man mano che il bambino cresce e inizia a pronunciare le prime paroline, alcune modalità tipiche del baby talk devono iniziare ad estinguersi perché il bambino avrà bisogno di modelli linguistici semplici ma corretti e più simili al linguaggio adulto.
In questa lezione pratica scoprirai giochi e attività per ampliare il vocabolario recettivo e produttivo, utilizzando materiale che coinvolgerà:
categorizzazioni di animali, ambienti, cibi, mezzi di trasporto, vestiti
oggetti da inserire nei vari ambienti
indovina chi sono
seguendo il principio dell'inclusione e successivamente dell'esclusione.
Quando il bambino avrà un numero di parole sufficientemente ampio potrà iniziare a comporre la frase.
I primi elementi che compaiono sono gli aggettivi, poi i verbi, i vari complementi fino al completamento morfosintattico verso i 7-8 anni.
Con i giochi che ti proporrò in questa lezione potrai aiutare il tuo bambino nel migliorare l'espansione dell'enunciato.
Il livello fonetico-fonologico corrisponde alla pronuncia e alla sequenza di fonemi che il bambino utilizza per definire le parole. L'acquisizione fonemica avviene gradualmente:
12 mesi :p-m-n-b-t-d-l-k-g
24-36 mesi : s-"c"-"g"-f - v-"sc"
36 - 48 mesi: r - z e gruppi
In questa lezione ti illustrerò le corrette modalità di articolazione di ogni fonema e quali strategie utilizzare per aiutare il tuo bambino ad imparare a pronunciare correttamente le lettere.
"Il gioco è il mestiere del bimbo" Cit. Maria Montessori.
In base alla fascia d'età e alle competenze raggiunte è importante proporre i giochi che aiutano il bambino a crescere e maturare linguisticamente e cognitivamente.
0-12 mesi
Canzoncine e ninna nanne attirano l'attenzione del neonato, inizialmente più attratto dalla prosodia del linguaggio rispetto alle parole e stimolano i precursori della comunicazione: la capacità di orientarsi rispetto alla voce, di guardare nella direzione da cui proviene il suono, mantenere un contatto visivo, di iniziare a focalizzare piano piano l’attenzione sul viso, poi condividere l’attenzione.
1) Calzino bambolino
Con un calzino colorato - meglio rosso o bianco e nero - create un bambolino da infilare nella vostra mano. Aggiungete qualche dettaglio, un ciuffo di capelli con della lana, disegnate occhi e bocca con un pennarello o applicate bottoni e mini sonagli. Muovete il bambolino in alto e in basso davanti al vostro piccolo nella culla o nel seggiolino (se ha superato il mese) e poi cambiate movimento e girate in circolo. Il piccolo cercherà di seguire il pupazzetto con lo sguardo, in un primo tempo forse un po' a fatica, poi con sempre maggiore precisione e si animerà ogni volta che ripeterete il gioco. Ricordate che il neonato ha solo la visione periferica, vede cioè "con la coda dell'occhio", quella frontale si sviluppa intorno ai 2-3 mesi e questa attività aiuta proprio a migliorarla.
2) Specchietto o "album foto"?
Procuratevi un piccolo specchio infrangibile e appendetelo su un lato della culla. Date un paio di colpetti per attirare l'attenzione del piccolino e poi muovetelo lentamente nella sua direzione: il bimbo tenterà di seguirlo e poi afferrarlo. Una variazione più creativa per stimolare vista e movimento, è quella di preparare una serie di foto (plastificate o dentro buste trasparenti) dei primi piani sorridenti di mamma, papà, fratellini e attaccarle sopra la culla. La prima forma che il neonato riconosce è proprio il volto umano: appena riuscirà a mettere a fuoco le immagini appese, inizierà a gorgheggiare e ad allungare le manine.
3-4 mesi
3) Bagnetto in compagnia
L'acqua calda ha un effetto molto rilassante sul neonato, quindi il momento migliore per questo "ritorno" al suo ambiente naturale è la sera, prima della nanna. Intorno ai 3-4 mesi il bagnetto si può trasformare in una routine accompagnata dal divertimento. Potete mettere i primi giochini di gomma nell'acqua e aggiungere tante spugnette di forme e colori diversi per stimolare la vista e le sensazioni tattili del bimbo e/o i libri acquatici.
4) Calciatore
I muscoli e le articolazioni di gambe e piedi sono più facili da controllare rispetto a quelle di braccia e mani e per questo i bimbi le usano prima per raggiungere gli oggetti. Scegliete peluche colorati, sonagli, palline, pezzettini di stoffa e attaccateli a un nastro, in fondo alla culla con del peltro a strappo. In questo modo, il piccolo inizierà a scalciare verso i giochini e poi proverà a toccarli.
4-6 mesi
5) Cucù... Settete!
Già intorno ai 4 mesi, potete mettere le mani davanti al viso e poi spostarle platealmente ridendo ed esclamando "Cucù... settete!". La mamma che scompare e riappare nel giro di un paio di secondi rassicura il piccolo e lo aiuta a capire che le cose e il mondo che lo circonda ci sono anche quando lui non le vede.
6) Batti le manine
Verso i 4-5 mesi, il bimbo scopre le sue manine e piano piano cerca di usarle per avvicinarsi alle cose che vede. Per aiutarlo a migliorare il controllo, il "batti le manine", ripetuto infinite volte, è un ottimo gioco accompagnato dalla vecchia filastrocca:"Batti batti le manine che arriva il papà e porta tanti biscottini al piccolo [Nome del bimbo] che li mangerà".
7) Nascondino degli oggetti
Prendete una coperta e tanti oggetti di grandezze diverse, come una palla, un pupazzo, un sonaglio, qualcosa di uso comune come ad esempio un cucchiaio di legno, una presina colorata o i tappini degli omogeneizzati. Sedetevi per terra in un angolo confortevole di fronte al piccolo che ha imparato a stare seduto e mostrategli bene un oggetto per volta ripetendo il suo nome: "Ecco la palla, guarda, guarda". Poi nascondetela sotto la coperta e domandate più volte al bimbo sorridendo dove si trova. In questo modo, il bimbo inizia a scoprire la permanenza degli oggetti - ovvero le cose non scompaiono se non sono sotto i suoi occhi.
6-8 mesi
8) Torri, case, castelli
Una volta che ha imparato a stare seduto (intorno ai 6 mesi), il bimbo ama "esercitare" l'altra sua grande abilità di questo periodo: la coordinazione fine. Riesce, per esempio, a prendere piccoli oggetti con la "pinza", ovvero pollice e indice. Per questo anche i giochi tipo costruzioni e cubi cominciano ad interessarlo. E' possibile utilizzare costruzioni "fai da te" con scatoline colorate, contenitori di metallo del tè o barattolini
9) Canzoncina animata
I bimbi amano ripetere i gesti degli adulti e intorno ai 6 mesi questa attività diventa ancora più gratificante. Cantate e mimate in modo un po' esagerato la filastrocca "Farfallina" o i “nanetti”. All'inizio potete anche solo battere le mani in alto o alzarle vicino al viso mentre il piccolo è seduto di fronte a voi.
10) Un libro tattile
Sono libri con inserti di materiali diversi che il bambino può toccare, stimolando anche il senso del tatto.
E' possibile crearli con stoffa morbida (velluto, panno per spolverare, felpa), ruvida (lino, tela, lana grezza), cartoncino, spugna per i piatti, carta vetrata e assemblare tutto con qualche punto di cucito dopo avere tagliato i materiali della stessa dimensione.
8-10 mesi
11) Frutta stellina
Anche il pasto si può trasformare in un gioco con un pizzico di fantasia nella preparazione dei cibi. I bimbi sono attratti dalle forme e dai colori e anche se, in questa fase, la loro dieta non è ancora definitiva; cercate di fare attenzione alla presentazione del piatto. Per interessarli alla frutta, per esempio, prendete i classici stampini per biscotti a forma di stellina, orsetto, pallina, triangolo e usateli per mela, pera, banana. Disponete tutto artisticamente nel piatto e lasciate che il bimbo tocchi e assaggi liberamente. Potete anche servirvi di carote, patate e zucchine o finocchi e disegnare una semplice faccia con occhi, naso e bocca. In questo modo, il piccolo sarà meno diffidente anche di fronte all'introduzione di nuovi alimenti e vivrà la tavola con serenità, come un momento di gioco.
12) Gattonando tra le sorprese
Quando il piccolo impara a gattonare, inizia a esplorare ogni angolo della casa e tutto quello che scopre si trasforma in un gioco emozionante. Seminate in tutte le stanze della casa i suoi oggetti preferiti e aggiungete nei punti strategici scatole o cestini con all'interno altri oggettini di uso quotidiano (cucchiaini, mollette di legno, pezzi di stoffa, sottobicchieri). Con questo gioco-stratagemma, distoglierete inoltre l'attenzione del piccolo dai luoghi più pericolosi (mobile tv, forno) e stimolerete anche la sua memoria.
13) Piccolo Picasso
Si possono cominciare a proporre i colori a dita che sono a base d'acqua, atossici e lavabili. Preparate uno spazio vuoto nel mezzo di una stanza (così il bimbo non sarà distratto da altro ed sarà più comodo), usate della carta da pacchi bianca e stendetela direttamente per terra, altrimenti appoggiate dei fogli su un tavolino all'altezza adeguata.Ci sono bimbi che preferiscono spalmare il colore con la loro manina o giocare con quello steso da voi sul foglio: c'è chi infila direttamente le dita nel vasetto e chi invece sarà più diffidente verso la "sostanza" sconosciuta e viscida. Documentate tutto il lavoro con qualche scatto, create un album e verbalizzate con il vostro bimbo l'esperienza.
10-12 mesi
14) Il cestino dei tesori
Prendete un cestino di vimini capiente e robusto o una scatola di cartone e riempitela con tanti oggetti di materiali diversi (naturali, legno, metallo, gomma, stoffa, carta) che avete in casa, adatti all'età del bimbo. Gomitoli di lana, uova di legno da rammendo, anelli per tende, coperchi di metallo, sciarpe, calzini da tennis, scatoline di carta colorate. Il gioco è ripetitivo ma molto interessante per il bimbo che a ogni nuova scoperta si domanderà "che cosa è?". Questa attività chiama in causa tutti i sensi e permette anche di sperimentare le prime relazioni causa-effetto: se un coperchio cade, fa rumore. Fate attenzione a cambiare spesso gli oggetti del cestino quando il piccolo perde interesse verso uno di loro e cercate di inserirne di nuovi sempre con caratteristiche diverse.
15) Super chef
Quando iniziano ad esplorare i bambini sono attratti dalla cucina, in particolare dagli oggetti d'uso quotidiano e dagli armadietti: "apri e chiudi" sempre più forte è un'attività super divertente. Per "pilotare" le sue esplorazioni, lasciate alla sua portata, solo per lui, un cassetto o un ripiano di un armadietto della cucina. Mettete dentro un paio di pentolini, coperchi e attrezzi da cucina, tipo mestoli e cucchiai, così il bimbo potrà toccare, scuotere, svuotare e "suonare" con gli stessi oggetti che usate voi per preparare la cena.
16) Palloncini ballerini
Prendete i palloncini di gomma e gonfiateli; distribuiteli nella stanza, lanciateli in aria e accendete la musica. Il piccolo li seguirà con lo sguardo, si sforzerà di prenderli e, se lo fate anche voi, proverà anche a ballare.
12-24 mesi
17) Torri e castelli
Blocchi e mattoncini di tutte le dimensioni e materiali permettono di esercitare al meglio la manipolazione e rafforzare mani e dita e richiedono concentrazione per raggiungere un obiettivo.
Con le costruzioni, il bimbo può sviluppare la coordinazione fine e liberare la fantasia; con il tempo si passa dalle torri a progetti più complessi
18) Al mare
Un gioco importante per lo sviluppo motorio è quello dei travasi. Procuratevi recipienti di diverse dimensioni e della farina gialla con cui ne riempirete un paio. Invitate il bimbo a immergere le mani e anche i piedini e a sperimentare la piacevole sensazione tattile.
19) Libri
Scegliete libri che:
raccontano storie quotidiane che il bambino vive in prima persona: il momento della pappa, il bagnetto, la nanna
abbiano una struttura della storia ripetitiva (può essere lo stesso personaggio che compie varie azioni o fa diverse cose nel corso della storia): questo aiuterà la strutturazione di una successione temporale degli eventi
illustrazioni coerenti al testo
24-36 mesi
In questa fascia d’età il linguaggio si sviluppa in modo esplosivo, per cui ogni gioco deve essere accompagnato dalle parole. Sono utili tutti i giochi puzzle di classificazione degli animali, oggetti, ambienti, i contrari, i mestieri, il memory, il domino, la tombola degli animali. Per il gioco simbolico animali casine, castelli, personaggi.
20) Caccia al tappo
Procuratevi tanti contenitori di foggia e dimensioni diverse (shampoo, ammorbidente, detersivi, barattoli del caffè o del tè) e dopo averli lavati bene, togliete e mescolate tutti i tappi. Poi chiedete al bimbo di rimettere a ogni barattolo quello giusto. Questo gioco esercita il riconoscimento visivo cioè la capacità di identificare differenze e somiglianze, di forma e misura, tra oggetti diversi. Una competenza indispensabile in futuro per lettura e scrittura.
21) Dov'è il nonno?
Con le foto di famiglia potete proporre una simpatica, e semplificata versione, del classico memory. In base all'età del bimbo, aumentate il numero di immagini (iniziate con 5-6), mostratele una volta, poi capovolgetele e chiedete: "Dove è la nonna?", "E lo zio?", "E tu dove sei?" e il bimbo dovrà ritrovarle.
22) A me gli occhi
Questo gioco semplice è utilissimo per migliorare la capacità di attenzione del bimbo. Sedetevi di fronte a lui e invitatelo a ripetere tutti i gesti che fate voi.
Potete, per esempio, chiudere e aprire le mani, salutare, dare dei colpetti sulle ginocchia, muovere la testa in alto e in basso. . . Cambiate la sequenza e per rendere il gioco più eccitante (e difficile in termini di concentrazione), aumentate la velocità.
36-48 mesi
Dando sfogo alla fantasia dei piccoli viviamo con loro magiche avventure con i travestimenti e la drammatizzazione delle storie. Sono utili i nascondini, il disegno, l'uso del didò, le storie con i personaggi e i giochi di carte (famiglie, streghe).
0-48 mesi
Canzoncine per stimolare la pronuncia e il linguaggio.
"I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo. Tutto ciò che conosco è ciò per cui ho parole" Cit. E.Ludwing
Tutti noi vogliamo per i nostri bimbi orizzonti sconfinati e il gioco è la chiave per arricchirli di parole con cui conoscere, ricordare e raccontare.
Il tuo bambino non parla come quelli della sua età?
Il corso “Giochiamo a parlare” ha lo scopo di aiutarti a capire, analizzare e mettere in pratica i suggerimenti e le strategie linguistiche che favoriranno lo sviluppo del linguaggio del tuo bimbo.
Il linguaggio è una delle funzioni più importanti nella vita dell'uomo: senza di esso tante delle nostre attività quotidiane diventerebbero impossibili o molto difficoltose.
Le parole servono infatti a spiegare il significato degli oggetti o delle situazioni, in modo tale che chi le ascolta possa partecipare ad un’informazione condivisa.
Con le parole comunichiamo, ci esprimiamo e comprendiamo.
Le parole ci definiscono e ci aiutano a comunicare con gli altri.
Saper comunicare in modo corretto implica aspetti quali farsi capire, capire gli altri e comprendere meglio quello che ci succede.
Il linguaggio, dunque, ha una grande influenza sul risultato dei nostri progetti o sull’andamento delle nostre relazioni, ci consente di abbracciare un'idea, di comunicare i nostri sentimenti, di fare commenti sul mondo e di comprendere le ragioni degli altri.
Aiutare il tuo bambino con le giuste modalità educative e comunicative, in particolare nei primi anni di vita gli permetterà di:
ampliare il linguaggio
migliorare le capacità narrative
farsi capire dagli altri
evitare le frustrazioni che derivano dal non essere chiaro e intellegibile
facilitare gli apprendimenti scolastici, di cui il linguaggio è un prerequisito fondamentale
potenziare lo sviluppo cognitivo e l’intelligenza relazionale