
AMAxBenE (AliMentAzione per il BenEssere) è un programma di informazione e (auto)educazione alla salute e ai corretti stili di vita. Si basa su conoscenze scientifiche, con l'obiettivo di trasferire queste competenze agli utenti, che potranno applicarle per adottare comportamenti e stili di vita sani. Scorrendo le pagine di amaperbene.it, il lettore viene invitato a "mettere le Ali alla Mente attraverso l'Azione", e quindi trasformare le conoscenze acquisite in pratica quotidiana.
Il Corso è articolato per livelli: I liv, vengono fornite le conoscenze di base, necessarie per l’accesso, per cui prende il nome Abecedario; II liv., è il Corso vero e proprio di Educazione Alimentare; III liv., è dedicato agli aggiornamenti delle conoscenze ed arricchimento.
AMAxBenE (AliMentAzione per il BenEssere) è un programma di informazione e (auto)educazione alla salute e ai corretti stili di vita. Si basa su conoscenze scientifiche, con l'obiettivo di trasferire queste competenze agli utenti, che potranno applicarle per adottare comportamenti e stili di vita sani.
Vengono riportate le “Linee guida dietetiche italiane per un'alimentazione sana” pubblicate dal Centro di Ricerca per l'Alimentazione e la Nutrizione del CREA (Consiglio per la Ricerca Agraria e Economia).
Le Linee guida si basano sui principi della Dieta Mediterranea, essendo il modello dietetico che combina la prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili, la longevità e la salute, con accettabilità e sostenibilità dei consumatori. Le linee guida includono 13 direttive suddivise in quattro blocchi concettuali: 1) come bilanciare i pesi; 2) alimenti da promuovere; 3) alimenti da limitare; e 4) come garantire una dieta varia e sostenibile.
Vengono riportate le “Linee guida dietetiche italiane per un'alimentazione sana” pubblicate dal Centro di Ricerca per l'Alimentazione e la Nutrizione del CREA (Consiglio per la Ricerca Agraria e Economia).
Le Linee guida si basano sui principi della Dieta Mediterranea, essendo il modello dietetico che combina la prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili, la longevità e la salute, con accettabilità e sostenibilità dei consumatori. Le linee guida includono 13 direttive suddivise in quattro blocchi concettuali: 1) come bilanciare i pesi; 2) alimenti da promuovere; 3) alimenti da limitare; e 4) come garantire una dieta varia e sostenibile.
Vengono introdotti gli elementi base di conoscenze per determinare un regime alimentare che porti alla Salute, a partire dalle differenze tra alimentazione e nutrizione e tra le figure dei professionisti che se ne devono occupare, alla Salute vista come patrimonio da tutelare, al valore del microbiota espressione di quello che si mangia.
Importante l’invito alla moderazione come stile di vita, in tutto, ed a conservare sempre il buon senso quando si devono praticare scelte alimentari; di qui l’invito ad usare la mente per governare il proprio agire ed assumere comportamenti e stili di vita consoni al proprio essere. Viene perciò esplicitato il significato di alimentazione «corretta»; si conferma che la salute si conquista e si conserva soprattutto a tavola, per costruire una alimentazione sana, varia, equilibrata.
Vanno sempre preferiti cibi di qualità, integrali, naturali/biologici; cibi di origine vegetale a quelli di origine animale; il consumo di pesce e carni bianche rispetto alle carni rosse.
Vengono introdotti gli elementi base di conoscenze per determinare un regime alimentare che porti alla Salute, a partire dalle differenze tra alimentazione e nutrizione e tra le figure dei professionisti che se ne devono occupare, alla Salute vista come patrimonio da tutelare, al valore del microbiota espressione di quello che si mangia.
Importante l’invito alla moderazione come stile di vita, in tutto, ed a conservare sempre il buon senso quando si devono praticare scelte alimentari; di qui l’invito ad usare la mente per governare il proprio agire ed assumere comportamenti e stili di vita consoni al proprio essere. Viene perciò esplicitato il significato di alimentazione «corretta»; si conferma che la salute si conquista e si conserva soprattutto a tavola, per costruire una alimentazione sana, varia, equilibrata.
Vanno sempre preferiti cibi di qualità, integrali, naturali/biologici; cibi di origine vegetale a quelli di origine animale; il consumo di pesce e carni bianche rispetto alle carni rosse.
Vengono introdotti gli elementi base di conoscenze per determinare un regime alimentare che porti alla Salute, a partire dalle differenze tra alimentazione e nutrizione e tra le figure dei professionisti che se ne devono occupare, alla Salute vista come patrimonio da tutelare, al valore del microbiota espressione di quello che si mangia.
Importante l’invito alla moderazione come stile di vita, in tutto, ed a conservare sempre il buon senso quando si devono praticare scelte alimentari; di qui l’invito ad usare la mente per governare il proprio agire ed assumere comportamenti e stili di vita consoni al proprio essere. Viene perciò esplicitato il significato di alimentazione «corretta»; si conferma che la salute si conquista e si conserva soprattutto a tavola, per costruire una alimentazione sana, varia, equilibrata.
Vanno sempre preferiti cibi di qualità, integrali, naturali/biologici; cibi di origine vegetale a quelli di origine animale; il consumo di pesce e carni bianche rispetto alle carni rosse.
È ormai certo che mangiare frutta e verdura ogni giorno sia un'abitudine salutare, che ci protegge dall'insorgenza di sovrappeso e malattie cronico-degenerative, tra cui patologie cardiovascolari e gastrointestinali, diabete e tumori, ed è inoltre associata a un ridotto rischio di mortalità totale. Con poche calorie, intorno alle 40 per un frutto di media grandezza, si può fare un pieno di acqua, vitamine e fibre che agevolano il lavoro dell'intestino e depurano, sciogliendo i liquidi e i grassi in eccesso, responsabili, oltre che dei chili di troppo, anche della ritenzione idrica e della cellulite.
Vengono consigliate le famose 5 porzioni al giorno di frutta (3) e verdura (2), in media 400 grammi, la quantità minima consigliata, dunque, per un menu salutare, facendo riferimento ai 5 colori (bianco, giallo-arancio, rosso, verde, blu-viola) per variare l’assunzione degli alimenti.
In generale, mangiare da 1 a 3 porzioni di frutta e verdura al giorno riduce il rischio di decesso del 14%, mentre garantirsene da 3 a 5 o da 5 a 7 lo taglia, rispettivamente, del 29% e del 36%. Se, però, si raggiungono o superano le 7 porzioni tutti i giorni il rischio di morire diminuisce addirittura del 42%.
È ormai certo che mangiare frutta e verdura ogni giorno sia un'abitudine salutare, che ci protegge dall'insorgenza di sovrappeso e malattie cronico-degenerative, tra cui patologie cardiovascolari e gastrointestinali, diabete e tumori, ed è inoltre associata a un ridotto rischio di mortalità totale. Con poche calorie, intorno alle 40 per un frutto di media grandezza, si può fare un pieno di acqua, vitamine e fibre che agevolano il lavoro dell'intestino e depurano, sciogliendo i liquidi e i grassi in eccesso, responsabili, oltre che dei chili di troppo, anche della ritenzione idrica e della cellulite.
Vengono consigliate le famose 5 porzioni al giorno di frutta (3) e verdura (2), in media 400 grammi, la quantità minima consigliata, dunque, per un menu salutare, facendo riferimento ai 5 colori (bianco, giallo-arancio, rosso, verde, blu-viola) per variare l’assunzione degli alimenti.
In generale, mangiare da 1 a 3 porzioni di frutta e verdura al giorno riduce il rischio di decesso del 14%, mentre garantirsene da 3 a 5 o da 5 a 7 lo taglia, rispettivamente, del 29% e del 36%. Se, però, si raggiungono o superano le 7 porzioni tutti i giorni il rischio di morire diminuisce addirittura del 42%.
Il consumo di cereali integrali e legumi è associato a un ridotto rischio di diabete, obesità, tumori, e malattie cardiovascolari oltre a contribuire al mantenimento del peso corporeo e delle funzioni gastrointestinali.
Per semplificare le varie linee guida nazionali e per sintetizzare i risultati emersi dagli studi scientifici si consiglia, per beneficiare degli effetti positivi dei cereali integrali, di consumarne 3 porzioni al giorno o almeno una quantità pari a 48 grammi al giorno. Per quanto attiene quanti legumi mangiare al giorno, la porzione standard è di 150 grammi per i legumi freschi o surgelati e 50 grammi per quelli secchi: secondo le linee guida nazionali, sarebbe bene consumare dalle 2 alle 4 porzioni di legumi alla settimana.
Abbinare cereali e legumi è molto importante soprattutto per chi segue una dieta vegetariana o vegana: questo accorgimento, infatti, permette di garantirsi proteine di ottima qualità pur non mangiando carne, pesce e derivati. In effetti, le proteine dei legumi sono carenti di un aminoacido, la metionina, mentre in quelle dei cereali scarseggiano la lisina e il triptofano; una volta abbinati però questi due gruppi di alimenti si completano e compensano le rispettive carenze di aminoacidi, assicurando proteine vegetali di elevato valore biologico che rappresentano una valida alternativa a quelle di origine animale. Legumi e cereali integrali sono perciò uno degli abbinamenti più sani e completi da portare in tavola; secondo diversi studi proteggono dalle malattie cardiovascolari perché aiutano a tenere sotto controllo il colesterolo e i trigliceridi nel sangue.
Il consumo di cereali integrali e legumi è associato a un ridotto rischio di diabete, obesità, tumori, e malattie cardiovascolari oltre a contribuire al mantenimento del peso corporeo e delle funzioni gastrointestinali.
Per semplificare le varie linee guida nazionali e per sintetizzare i risultati emersi dagli studi scientifici si consiglia, per beneficiare degli effetti positivi dei cereali integrali, di consumarne 3 porzioni al giorno o almeno una quantità pari a 48 grammi al giorno. Per quanto attiene quanti legumi mangiare al giorno, la porzione standard è di 150 grammi per i legumi freschi o surgelati e 50 grammi per quelli secchi: secondo le linee guida nazionali, sarebbe bene consumare dalle 2 alle 4 porzioni di legumi alla settimana.
Abbinare cereali e legumi è molto importante soprattutto per chi segue una dieta vegetariana o vegana: questo accorgimento, infatti, permette di garantirsi proteine di ottima qualità pur non mangiando carne, pesce e derivati. In effetti, le proteine dei legumi sono carenti di un aminoacido, la metionina, mentre in quelle dei cereali scarseggiano la lisina e il triptofano; una volta abbinati però questi due gruppi di alimenti si completano e compensano le rispettive carenze di aminoacidi, assicurando proteine vegetali di elevato valore biologico che rappresentano una valida alternativa a quelle di origine animale. Legumi e cereali integrali sono perciò uno degli abbinamenti più sani e completi da portare in tavola; secondo diversi studi proteggono dalle malattie cardiovascolari perché aiutano a tenere sotto controllo il colesterolo e i trigliceridi nel sangue.
AMAxBenE (AliMentAzione per il BenEssere) è un programma di informazione e (auto)educazione alla salute e ai corretti stili di vita. Si basa su conoscenze scientifiche, con l'obiettivo di trasferire queste competenze agli utenti, che potranno applicarle per adottare comportamenti e stili di vita sani.
I grassi o lipidi sono i nutrienti caratterizzati dal maggior potere energetico: la loro digestione libera circa 9 Kcal per grammo contro le circa 4 Kcal di carboidrati e proteine. Ma il ruolo dei lipidi non è soltanto quello di immagazzinare e fornire energia all’organismo; sono componenti fondamentali delle membrane cellulari in tutti i tessuti ed hanno un ruolo regolatorio, essendo indispensabili alla cellula per il suo normale funzionamento; sono infatti precursori di molte sostanze che svolgono una funzione regolatoria in diversi apparati del corpo e aiutano anche l'assorbimento delle vitamine A, D, E e K e di alcuni antiossidanti.
In genere, i grassi vengono suddivisi in:
· grassi saturi, di derivazione animale (essenzialmente a colesterolo e trigliceridi), si trovano nel burro, strutto, carni e formaggio, ma anche in alcuni prodotti vegetali, come la margarina; aumentano il livello di colesterolo nel sangue;
· grassi insaturi, presenti in alimenti di origine sia animale che vegetale; hanno sul colesterolo l’effetto contrario, abbassandone il livello nel sangue. I grassi insaturi sono pertanto considerati grassi “buoni”; si dividono in:
· monoinsaturi: sono presenti soprattutto negli oli vegetali, nell’avocado, nelle mandorle, nelle nocciole o nei pistacchi;
· polinsaturi (o Pufa): si trovano nel pesce (specialmente quello azzurro), negli oli vegetali e nella frutta secca. In particolare contengono omega 3 e omega 6, chiamati acidi grassi essenziali in quanto il nostro organismo non è in grado di sintetizzarli, per cui devono essere assunti con l’alimentazione; questi grassi hanno dimostrato in numerosi studi clinici di contribuire a ridurre il rischio cardiovascolare, ottimizzare sviluppo e funzionalità del sistema nervoso, nonché normalizzare l’attività del sistema immunitario;
· grassi idrogenati o acidi grassi trans, ottenuti attraverso un processo di idrogenazione (per cui sono detti idrogenati)
Gli acidi grassi saturi (presenti nella carne grassa, nei latticini, nei grassi duri e negli oli come burro, burro chiarificato, strutto, olio di palma e olio di cocco) e quelli trans (contenuti nei cibi cotti al forno e fritti, negli snack preconfezionati e nella carne e nei latticini provenienti da ruminanti, come mucche o pecore) sono considerati “cattivi”, perché potenzialmente dannosi per la salute dell’uomo; possibilmente, essi andrebbero sostituiti con altri nutrienti come acidi grassi polinsaturi, acidi grassi monoinsaturi da fonti vegetali o carboidrati provenienti da alimenti contenenti fibre alimentari naturali, come cereali integrali, verdure, frutta e legumi.
Secondo le linee guida per una sana e corretta alimentazione, l’apporto dei grassi nella dieta giornaliera non dovrebbe superare il 25-30%, ossia 45 - 80 g (max. 90 g) per un'assunzione giornaliera di 2000 kcal. I grassi consumati dovrebbero essere principalmente quelli insaturi, con non più del 10% dell’apporto energetico totale proveniente da acidi grassi saturi e non più dell’1% dell’apporto energetico totale da acidi grassi trans.
Secondo le linee guida dell’OMS, ridurre il consumo di grassi consentirebbe di limitare il rischio di sovrappeso e l’insorgenza di malattie legate alla scorretta alimentazione come, il diabete di tipo 2, patologie cardiovascolari e alcuni tipi di tumori.
Il modulo tratta anche altri due argomenti:
1. Le Uova
2. L’Olio extra vergine d’oliva (OEVO) - primo nutraceutico
I grassi o lipidi sono i nutrienti caratterizzati dal maggior potere energetico: la loro digestione libera circa 9 Kcal per grammo contro le circa 4 Kcal di carboidrati e proteine. Ma il ruolo dei lipidi non è soltanto quello di immagazzinare e fornire energia all’organismo; sono componenti fondamentali delle membrane cellulari in tutti i tessuti ed hanno un ruolo regolatorio, essendo indispensabili alla cellula per il suo normale funzionamento; sono infatti precursori di molte sostanze che svolgono una funzione regolatoria in diversi apparati del corpo e aiutano anche l'assorbimento delle vitamine A, D, E e K e di alcuni antiossidanti.
In genere, i grassi vengono suddivisi in:
· grassi saturi, di derivazione animale (essenzialmente a colesterolo e trigliceridi), si trovano nel burro, strutto, carni e formaggio, ma anche in alcuni prodotti vegetali, come la margarina; aumentano il livello di colesterolo nel sangue;
· grassi insaturi, presenti in alimenti di origine sia animale che vegetale; hanno sul colesterolo l’effetto contrario, abbassandone il livello nel sangue. I grassi insaturi sono pertanto considerati grassi “buoni”; si dividono in:
· monoinsaturi: sono presenti soprattutto negli oli vegetali, nell’avocado, nelle mandorle, nelle nocciole o nei pistacchi;
· polinsaturi (o Pufa): si trovano nel pesce (specialmente quello azzurro), negli oli vegetali e nella frutta secca. In particolare contengono omega 3 e omega 6, chiamati acidi grassi essenziali in quanto il nostro organismo non è in grado di sintetizzarli, per cui devono essere assunti con l’alimentazione; questi grassi hanno dimostrato in numerosi studi clinici di contribuire a ridurre il rischio cardiovascolare, ottimizzare sviluppo e funzionalità del sistema nervoso, nonché normalizzare l’attività del sistema immunitario;
· grassi idrogenati o acidi grassi trans, ottenuti attraverso un processo di idrogenazione (per cui sono detti idrogenati)
Gli acidi grassi saturi (presenti nella carne grassa, nei latticini, nei grassi duri e negli oli come burro, burro chiarificato, strutto, olio di palma e olio di cocco) e quelli trans (contenuti nei cibi cotti al forno e fritti, negli snack preconfezionati e nella carne e nei latticini provenienti da ruminanti, come mucche o pecore) sono considerati “cattivi”, perché potenzialmente dannosi per la salute dell’uomo; possibilmente, essi andrebbero sostituiti con altri nutrienti come acidi grassi polinsaturi, acidi grassi monoinsaturi da fonti vegetali o carboidrati provenienti da alimenti contenenti fibre alimentari naturali, come cereali integrali, verdure, frutta e legumi.
Secondo le linee guida per una sana e corretta alimentazione, l’apporto dei grassi nella dieta giornaliera non dovrebbe superare il 25-30%, ossia 45 - 80 g (max. 90 g) per un'assunzione giornaliera di 2000 kcal. I grassi consumati dovrebbero essere principalmente quelli insaturi, con non più del 10% dell’apporto energetico totale proveniente da acidi grassi saturi e non più dell’1% dell’apporto energetico totale da acidi grassi trans.
Secondo le linee guida dell’OMS, ridurre il consumo di grassi consentirebbe di limitare il rischio di sovrappeso e l’insorgenza di malattie legate alla scorretta alimentazione come, il diabete di tipo 2, patologie cardiovascolari e alcuni tipi di tumori.
Il modulo tratta anche altri due argomenti:
1. Le Uova
2. L’Olio extra vergine d’oliva (OEVO) - primo nutraceutico
Il sale è uno dei condimenti più conosciuti e utilizzati nelle cucine di tutto il mondo. Due sono le tipologie di sale più diffuse:
- sale marino: si ottiene per evaporazione dall’acqua del mare in appositi stabilimenti chiamati saline e viene poi opportunamente raffinato per eliminarne le impurità.
- salgemma o sale di rocca: viene estratto dalla roccia, ovvero dalle miniere di sale, e perlopiù non necessita di raffinatura perché privo di impurità.
Dal punto di vista del gusto questi due tipi di sale non si differenziano molto e sono pressoché sovrapponibili. La differenza sta nella presenza di iodio, elemento chimico che nell’organismo umano favorisce il funzionamento del metabolismo e della tiroide: mentre, infatti, il sale marino risulta essere impoverito di iodio perché perde gran parte di questo elemento chimico durante il processo di raffinatura per l’eliminazione delle impurità (processo durante il quale si perde anche gran parte dello iodio), il salgemma è invece cloruro di sodio allo stato puro e non ha bisogno di essere raffinato, motivo per il quale è molto più ricco di iodio. Il sale iodato, anch’esso molto diffuso, è un tipo di sale marino che viene prima raffinato e poi addizionato di iodio.
Il sale è un elemento di grande importanza nell’alimentazione umana. Il cloruro di sodio (sale da cucina) rappresenta la principale fonte di sodio nell’alimentazione, dal momento che un grammo di sale contiene circa 0,4 grammi di sodio.
Diversi sono i benefici che il sodio apporta al nostro organismo quando assunto nelle giuste quantità:
· favorisce l’equilibrio dei liquidi;
· insieme al potassio contribuisce alla trasmissione degli impulsi elettrici nel cervello;
· svolge funzione battericida (se i batteri si trovano in un ambiente ricco di sale, cedono liquidi all’esterno e muoiono disidratati, motivo per il quale il sale viene usato come conservante nei cibi).
Il sale iodato favorisce inoltre il funzionamento della tiroide; è sale comune al quale è stato aggiunto iodio, sotto forma di ioduro e/o iodato di potassio. Va usato solo al fine di prevenire o correggere, ove presente, una carenza di iodio (zone montuose diffuse in Italia).
E’ tuttavia indiscutibile che il consumo eccessivo di sale ha effetti negativi sulla salute, soprattutto riguardo al rischio di malattie cardio e cerebrovascolari ma anche di tumori. L’ Organizzazione Mondiale della Sanità esorta a non consumare quotidianamente più di 5 grammi di sale (circa 85 mmoli di sodio), tra quello già presente negli alimenti e quello aggiunto, quanto un cucchiaino da tè, corrispondenti a circa 2 grammi al giorno di sodio. Purtroppo, il consumo medio quotidiano di sale è eccessivo sia nel Mondo (a livello globale la maggior parte della popolazione adulta consuma tra gli 8 e i 15 grammi di sale al giorno) che in Italia (ove il consumo medio quotidiano di sale supera i 9-10g per persona). Di qui l’esortazione a ridurre l’assunzione di sale ai livelli raccomandati dall'OMS.
Il sale è uno dei condimenti più conosciuti e utilizzati nelle cucine di tutto il mondo. Due sono le tipologie di sale più diffuse:
- sale marino: si ottiene per evaporazione dall’acqua del mare in appositi stabilimenti chiamati saline e viene poi opportunamente raffinato per eliminarne le impurità.
- salgemma o sale di rocca: viene estratto dalla roccia, ovvero dalle miniere di sale, e perlopiù non necessita di raffinatura perché privo di impurità.
Dal punto di vista del gusto questi due tipi di sale non si differenziano molto e sono pressoché sovrapponibili. La differenza sta nella presenza di iodio, elemento chimico che nell’organismo umano favorisce il funzionamento del metabolismo e della tiroide: mentre, infatti, il sale marino risulta essere impoverito di iodio perché perde gran parte di questo elemento chimico durante il processo di raffinatura per l’eliminazione delle impurità (processo durante il quale si perde anche gran parte dello iodio), il salgemma è invece cloruro di sodio allo stato puro e non ha bisogno di essere raffinato, motivo per il quale è molto più ricco di iodio. Il sale iodato, anch’esso molto diffuso, è un tipo di sale marino che viene prima raffinato e poi addizionato di iodio.
Il sale è un elemento di grande importanza nell’alimentazione umana. Il cloruro di sodio (sale da cucina) rappresenta la principale fonte di sodio nell’alimentazione, dal momento che un grammo di sale contiene circa 0,4 grammi di sodio.
Diversi sono i benefici che il sodio apporta al nostro organismo quando assunto nelle giuste quantità:
· favorisce l’equilibrio dei liquidi;
· insieme al potassio contribuisce alla trasmissione degli impulsi elettrici nel cervello;
· svolge funzione battericida (se i batteri si trovano in un ambiente ricco di sale, cedono liquidi all’esterno e muoiono disidratati, motivo per il quale il sale viene usato come conservante nei cibi).
Il sale iodato favorisce inoltre il funzionamento della tiroide; è sale comune al quale è stato aggiunto iodio, sotto forma di ioduro e/o iodato di potassio. Va usato solo al fine di prevenire o correggere, ove presente, una carenza di iodio (zone montuose diffuse in Italia).
E’ tuttavia indiscutibile che il consumo eccessivo di sale ha effetti negativi sulla salute, soprattutto riguardo al rischio di malattie cardio e cerebrovascolari ma anche di tumori. L’ Organizzazione Mondiale della Sanità esorta a non consumare quotidianamente più di 5 grammi di sale (circa 85 mmoli di sodio), tra quello già presente negli alimenti e quello aggiunto, quanto un cucchiaino da tè, corrispondenti a circa 2 grammi al giorno di sodio. Purtroppo, il consumo medio quotidiano di sale è eccessivo sia nel Mondo (a livello globale la maggior parte della popolazione adulta consuma tra gli 8 e i 15 grammi di sale al giorno) che in Italia (ove il consumo medio quotidiano di sale supera i 9-10g per persona). Di qui l’esortazione a ridurre l’assunzione di sale ai livelli raccomandati dall'OMS.
I carboidrati hanno un ruolo fondamentale nell'alimentazione umana in quanto rappresentano la principale fonte di energia per l’organismo: in media forniscono 4 kcal per grammo, anche se il loro valore energetico oscilla dalle 3,74 kcal del glucosio alle 4,2 Kcal dell'amido.
Un consumo eccessivo di zuccheri può avere conseguenze sulla salute, aumentando il rischio di: aumento di peso e obesità; diabete; malattie metaboliche croniche associate allo sviluppo di complicanze renali, cardiache, neurologiche, ortopediche.
Da tener presente che quando si parla di eliminare lo zucchero dalla dieta ci si riferisce, principalmente, alla categoria degli zuccheri semplici raffinati, nella quale rientra anche lo zucchero bianco. Tanti i benefici e gli effetti positivi sulla salute che si riscontrano in una alimentazione povera di zuccheri tra cui:
- perdita di peso. Lo zucchero crea dipendenza, in un circolo vizioso che va fermato per evitare di ingrassare. L’abbassamento della glicemia nel sangue regola l’appetito e diminuisce l’apporto calorico quotidiano, cosicché gli zuccheri in eccesso vengono consumati e non trasformati in grasso che, accumulandosi, si manifesterebbe presto in alcuni chili di troppo.
- benefici per il fegato, organo deputato alla conversione degli zuccheri in grasso: meno zuccheri vengono ingeriti, meno carico di lavoro per il fegato.
- una digestione migliore: lo zucchero, infatti, è un “cibo” prelibato per batteri “cattivi” e parassiti.
- intestino più forte: troppi zuccheri portano a gonfiore e infiammazione; al contrario, una dieta povera di zuccheri rafforza le pareti intestinali e la flora batterica.
- una pelle più bella: una dose eccessiva di zucchero disturba il collagene, causando danni alle cellule, rendendo la pelle secca e provocando la comparsa di rughe.
- più energia. L’eccesso di zuccheri genera picchi glicemici che sovraccaricano il pancreas, produttore di insulina, provocando stanchezza e sonnolenza.
Eliminare totalmente gli zuccheri dalla dieta è impossibile, per cui gli esperti hanno fissato un tetto massimo al consumo quotidiano di zuccheri, che è pari a 50 grammi al giorno (dosi indicate per un adulto medio, con una dieta da 2000 calorie quotidiane). Per evitare di eccedere con gli zuccheri aggiunti, è consigliabile consumare al massimo 25 grammi di zuccheri extra oltre a quelli contenuti naturalmente negli alimenti, come gli zuccheri presenti nella frutta, il che corrisponde a circa 5 cucchiaini di zucchero.
Per questo, ad esempio, è importante imparare a non aggiungere zuccheri alle bevande, soprattutto quelle che consumi di più, come caffè o tè. Se non ti piacciono amari, prova a sostituire un cucchiaino di zucchero bianco con i dolcificanti naturali, come la stevia, che non contiene né zuccheri né calorie ma ha un sapore dolce e accettabile. Tanti altri consigli si possono dare per ridurre il consumo di zucchero.
I carboidrati hanno un ruolo fondamentale nell'alimentazione umana in quanto rappresentano la principale fonte di energia per l’organismo: in media forniscono 4 kcal per grammo, anche se il loro valore energetico oscilla dalle 3,74 kcal del glucosio alle 4,2 Kcal dell'amido.
Un consumo eccessivo di zuccheri può avere conseguenze sulla salute, aumentando il rischio di: aumento di peso e obesità; diabete; malattie metaboliche croniche associate allo sviluppo di complicanze renali, cardiache, neurologiche, ortopediche.
Da tener presente che quando si parla di eliminare lo zucchero dalla dieta ci si riferisce, principalmente, alla categoria degli zuccheri semplici raffinati, nella quale rientra anche lo zucchero bianco. Tanti i benefici e gli effetti positivi sulla salute che si riscontrano in una alimentazione povera di zuccheri tra cui:
- perdita di peso. Lo zucchero crea dipendenza, in un circolo vizioso che va fermato per evitare di ingrassare. L’abbassamento della glicemia nel sangue regola l’appetito e diminuisce l’apporto calorico quotidiano, cosicché gli zuccheri in eccesso vengono consumati e non trasformati in grasso che, accumulandosi, si manifesterebbe presto in alcuni chili di troppo.
- benefici per il fegato, organo deputato alla conversione degli zuccheri in grasso: meno zuccheri vengono ingeriti, meno carico di lavoro per il fegato.
- una digestione migliore: lo zucchero, infatti, è un “cibo” prelibato per batteri “cattivi” e parassiti.
- intestino più forte: troppi zuccheri portano a gonfiore e infiammazione; al contrario, una dieta povera di zuccheri rafforza le pareti intestinali e la flora batterica.
- una pelle più bella: una dose eccessiva di zucchero disturba il collagene, causando danni alle cellule, rendendo la pelle secca e provocando la comparsa di rughe.
- più energia. L’eccesso di zuccheri genera picchi glicemici che sovraccaricano il pancreas, produttore di insulina, provocando stanchezza e sonnolenza.
Eliminare totalmente gli zuccheri dalla dieta è impossibile, per cui gli esperti hanno fissato un tetto massimo al consumo quotidiano di zuccheri, che è pari a 50 grammi al giorno (dosi indicate per un adulto medio, con una dieta da 2000 calorie quotidiane). Per evitare di eccedere con gli zuccheri aggiunti, è consigliabile consumare al massimo 25 grammi di zuccheri extra oltre a quelli contenuti naturalmente negli alimenti, come gli zuccheri presenti nella frutta, il che corrisponde a circa 5 cucchiaini di zucchero.
Per questo, ad esempio, è importante imparare a non aggiungere zuccheri alle bevande, soprattutto quelle che consumi di più, come caffè o tè. Se non ti piacciono amari, prova a sostituire un cucchiaino di zucchero bianco con i dolcificanti naturali, come la stevia, che non contiene né zuccheri né calorie ma ha un sapore dolce e accettabile. Tanti altri consigli si possono dare per ridurre il consumo di zucchero.
L'acqua è un bene di valore inestimabile perché fonte di vita, senza di essa la nostra esistenza non potrebbe continuare. Essa è un composto chimico formato da due atomi di idrogeno legati, attraverso un legame covalente, ad un atomo di ossigeno; si tratta di una struttura molto semplice per un composto che alla vista si presenta incolore, insapore e inodore. Ciò che caratterizza l’acqua rispetto a molti altri liquidi è la sua polarità, che le permette di sciogliere moltissime sostanze, tra le quali numerosi sali minerali e oligoelementi. Inoltre, è proprio la presenza di acqua che rende unico il nostro Pianeta, rispetto a tutti gli altri che ci sono nel Sistema Solare.
Per l’essere umano, mantenere un’adeguata idratazione è vitale per preservare lo stato di salute.
Malgrado la qualità dell’acqua nella rete idrica nazionale sia molto elevata, gli italiani continuano a preferire l’acqua della bottiglia. Gli italiani sono infatti – immotivatamente - i più grandi consumatori al mondo di acqua minerale in bottiglia, con 200 litri pro capite consumati all'anno contro una media europea di 118 litri; l’Italia è anche il 2° Paese dell'Unione europea per consumo di acqua potabile con 153 metri cubi annui pro capite, due volte di più della media europea.
L’acqua è indispensabile per la nostra salute: bere acqua serve infatti a mantenere sani i nostri organi e a sostituire i liquidi che perdiamo con la respirazione, il sudore e la digestione. L’acqua è centrale nel mantenimento dell’equilibrio elettrolitico, consente al corpo di assorbire e assimilare minerali, vitamine, aminoacidi e altre sostanze, favorisce la regolarità intestinale ed i processi digestivi, consente il trasporto dei nutrienti alle cellule e l'ossigeno al cervello, favorisce la rimozione di tossine e scorie metaboliche, favorisce lo sviluppo muscolare in soggetti che pratichino attività fisica.
Quanto bere? Non c’è una regola ferrea e assoluta sulla quantità di acqua da bere giornalmente; ottimale sarebbe bere quando si ha sete e comunque1,5/2 litri di acqua al giorno; ovviamente ci si riferisce all’acqua di fonte, e non a bibite edulcorate!
L'acqua è un bene di valore inestimabile perché fonte di vita, senza di essa la nostra esistenza non potrebbe continuare. Essa è un composto chimico formato da due atomi di idrogeno legati, attraverso un legame covalente, ad un atomo di ossigeno; si tratta di una struttura molto semplice per un composto che alla vista si presenta incolore, insapore e inodore. Ciò che caratterizza l’acqua rispetto a molti altri liquidi è la sua polarità, che le permette di sciogliere moltissime sostanze, tra le quali numerosi sali minerali e oligoelementi. Inoltre, è proprio la presenza di acqua che rende unico il nostro Pianeta, rispetto a tutti gli altri che ci sono nel Sistema Solare.
Per l’essere umano, mantenere un’adeguata idratazione è vitale per preservare lo stato di salute.
Malgrado la qualità dell’acqua nella rete idrica nazionale sia molto elevata, gli italiani continuano a preferire l’acqua della bottiglia. Gli italiani sono infatti – immotivatamente - i più grandi consumatori al mondo di acqua minerale in bottiglia, con 200 litri pro capite consumati all'anno contro una media europea di 118 litri; l’Italia è anche il 2° Paese dell'Unione europea per consumo di acqua potabile con 153 metri cubi annui pro capite, due volte di più della media europea.
L’acqua è indispensabile per la nostra salute: bere acqua serve infatti a mantenere sani i nostri organi e a sostituire i liquidi che perdiamo con la respirazione, il sudore e la digestione. L’acqua è centrale nel mantenimento dell’equilibrio elettrolitico, consente al corpo di assorbire e assimilare minerali, vitamine, aminoacidi e altre sostanze, favorisce la regolarità intestinale ed i processi digestivi, consente il trasporto dei nutrienti alle cellule e l'ossigeno al cervello, favorisce la rimozione di tossine e scorie metaboliche, favorisce lo sviluppo muscolare in soggetti che pratichino attività fisica.
Quanto bere? Non c’è una regola ferrea e assoluta sulla quantità di acqua da bere giornalmente; ottimale sarebbe bere quando si ha sete e comunque1,5/2 litri di acqua al giorno; ovviamente ci si riferisce all’acqua di fonte, e non a bibite edulcorate!
Il Corso di Educazione Alimentare di AMAperBENE
Il Corso vuole essere uno strumento efficace di prevenzione primaria e promozione della salute, due criteri che perseguono il medesimo obiettivo, ossia quello di incrementare il benessere fisico, mentale e sociale delle persone e pertanto ridurre o impedire il manifestarsi di malattie.
Obiettivi (i magnifici 7):
Far conoscere le proprietà degli alimenti e dei principi nutrizionali per una nuova cultura del cibo.
Far comprendere gli effetti del cibo sull’organismo (corpo, mente e spirito) per costruire un rapporto sano ed equilibrato con il cibo;
Promuovere e sviluppare una coscienza alimentare che aiuti a perseguire una corretta alimentazione, ad avvalersi di cibi sicuri e salutari, a fare scelte alimentari consapevoli e intelligenti al fine ridurre o impedire il manifestarsi di malattie;
Far percepire agli individui, membri di una famiglia, di una collettività, di uno Stato, come i progressi della salute derivano anche dalla loro responsabilità individuale;
Responsabilizzare l’individuo per promuovere uno stile alimentare e di vita sano, sostenibile, inclusivo, rispettoso del territorio, della natura e dell’ambiente, che promuova il piacere e la convivialità dei pasti, l’interazione sociale e il dialogo interculturale, il rispetto della stagionalità e l’attività fisica quotidiana;
Informare le persone sui rischi di una alimentazione e stili di vita non corretti;
Valutare in modo critico le informazioni sulle etichette alimentari e non lasciarsi ingannare dalle trappole della pubblicità;
Il Corso vuol colmare un vuoto nel panorama informativo – educativo per la tutela della Salute e del BenEssere ed è adatto per docenti formatori e discenti.